Á MASTRA, dove le donne imparavano l’arte della sartoria e del ricamo.

Le mamme del dopoguerra era sostenere che una ragazza, oltre a dover essere istruita, doveva completare la sua formazione imparando l’arte del ricamo che poi le sarebbe servita a decorare le parti più pregiate del proprio corredo.   Di fondamentale importanza era infatti la scelta della “mastra”, ossia della donna che avrebbe insegnato alla figlia i segreti del ricamo e del cucito. In considerazione che alla curatrice della “Mastra” si affidava anche l’educazione della ragazza, era basilare che l’insegnante godesse d’indubbio credito morale e corretta valutazione etica.

Proprio per questa ragione, a volte, la “mastra” si trovava in conventi e a gestirla erano le suore, dove imparavano il taglio, il cucito e il ricamo.

Le lezioni di taglio e cucito erano solitamente gratuite mentre quella di ricamo, considerata un’arte superiore, richiedeva un onere monetario per le famiglie delle signorine. Le ragazze, talvolta quasi bambine, raggiungevano i luoghi d’istruzione con ago e filo, l’immancabile pezza di lino e una piccola sedia a volte cosi bassa che alcune adolescenti rimanevano sotto il grande telaio dell’istruttrice.  

La sarta, il più delle volte raggruppava le sue ragazze attorno a un grande tavolo. Alle ragazze era inizialmente insegnato a “ribattere” o a realizzare il ”punto cimosa” che altro non era che l’ordinata cucitura del margine laterale di una stoffa. Poi, l’insegnante disegnava/componeva i cartamodelli che erano utilizzati dalle allieve come guida per il successivo compimento delle singole parti che, abilmente uniti sotto la direzione della maestra, avrebbero in seguito formato gli abiti.  

Nella “mastra” di ricamo, l’insegnate di solito tratteggiava a mano una figurazione sulla stoffa di lino che l’allieva aveva portato da casa. Dopo averla aiutata a sistemare la stoffa nel classico cerchietto rotondo, l’educatrice insegnava alla ragazza a usare i sottilissimi fili colorati con i quali avrebbe trasformato il tratteggio in una forma di preziosa arte.

Alla “mastra” le nostre mamme/nonne hanno imparato i punti del ricamo. Iniziavano generalmente col punto quadro poi col buchino, quindi punto piatto, punto erba, punto ombra e tutte le reti: a uovo, quadra, ecc., per non parlare del punto occhietto che era la base per l’intaglio. La “mastra” era anche un luogo di socializzazione.

Le ragazze, che non avevano le odierne libertà, si confidavano tra loro e si raccontavano i loro amori impossibili. All’arrivo nei locali che ospitavano la “mastra”, le signorine più fortunate si assicuravano il posto vicino alla finestra.

Non di raro passeggiavano nelle adiacenze della casa giovanotti che facevano fantasticare le adolescenti di quei tempi. Come, non sono state episodiche le nascite di romantiche storie d’amore, senz’altro facilitate dall’esistenza di quelle straordinarie scuole d’arte.

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