Carmelo Morreale, “un’anima tormentata come il vento marino…”

Carmelo Morreale, figlio di Giuseppe e di Grazia Vanella. 
Animo inquieto e ribelle, apparteneva ad una famiglia benestante, il padre era imprenditore. La sua passione per le auto, lo portò a partecipare, più volte, alla crono scalata del Monte Erice. All’età di venticinque anni conobbe una ragazza straniera e con lei partì. Gli anni, circa dieci, della sua permanenza all’estero sono avvolti nel mistero. Si dice che si sia concesso ad ogni tipo di vizio e di sregolatezza. Tornato a Trapani si dedicò alla sua arte. L’alcool e la sua instabilità mentale lo portarono spesso ad essere ospite di varie strutture psichiatriche. Oggi è ospite della SALUS, struttura psichiatrica di Salemi.

Nel cuore dei custonacesi per aver presto parte nel 1989 al film 4 carogne a Malopasso, con la regia di Vito Colomba.


Una nota di Rosa Maria Ancona
“Purezza di forme” nell’arte di Carmelo Morreale
Una fantasia ossessiva, un’anima tormentata come il vento marino che passa furioso per i vicoli trapanesi. Carmelo Morreale è l’artista sofferente, malato d’angoscia.
E’ vissuto in Trapani, disperato ed errabondo nei vicoli antichi, nella zona del porto, steso sulle panchine, a torso nudo,girovago per Via Fardella…
Eppure, la precisione del disegno, ben delineato, ha un suo stupefacente rigore temperato, appena, dal colore sfumato. A volte è un pastello, sapientemente utilizzato, o una china o uno sbuffo d’acquerello a rendere gradevole la sua composizione.
I motivi artistici risultano gli ossessivi significati mediterranei: barche e mare, uccelli o fiori, tratteggiati, o sagome informi dalle malinconiche vibrazioni.
Si prova piacere a scrutare le sue piccole, delicate composizioni artistiche.
Una “natura morta”, una “barca solitaria”, che Carmelo regala su lievi fogli alle commesse dei negozi.
A volte baratta una tempera o un olio per un paio di sigarette o un mezzo litro di vino.
Strisce di colori gessosi: il nero, il sanguigno o l’azzurro con variegate armonie dall’effetto elegante, di delicata compostezza.
Una passione mediterranea lo possiede per i temi che ripete con immediatezza di esecuzione.
Effetti di luci ed ombre alimentano la sua fantasia che ruba atmosfere insulari…
La sua stravaganza ha evocato il celebre Pablo Picasso nell’abbigliamento bizzarro, nel copricapo tenuto di sghembo…
Malgrado la sua sofferta e vagabonda esistenza, rivela a noi l’incanto segreto delle forme stese sul foglio bianco. Una malinconia che può trovare lontano riscontro nell’arte di Giorgio Morandi, il bolognese che imprigionava gli oggetti su uno sfondo neutro.
Le “nature morte”, di potente semplicità lo accostano al rigoroso artista, nell’isolamento intellettuale, nelle “composizioni contemplative” di una disarmante purezza.
Armoniosi tratti, sottili variazioni di colore, linee semplici, colori primari rendono gradevole l’equilibrio artistico.
Certamente una sensibile personalità sconvolta, però,dalle disarmonie dell’io…
Perché l’artista crea senza regole fisse, seguendo il suo impulso, arrangiandosi con mezzi espressivi elementari. Evidenziando, però, nell’uso delle linee e dei colori “puri”, la relazione con il movimento insito nello spazio compositivo.
Carmelo Morreale trova un’ancora di salvezza nell’arte pittorica. Forza che lo solleva dal vuoto e dalla disperazione per regalargli brevi momenti sereni. Valore che gli ridà la dignità perduta fra i meandri di un’esistenza raminga.
Originale e sfortunato, artista che ha trovato nell’arte un sentiero agevole…
Le forme artistiche da lui delineate, hanno motivi armoniosi, evocano il fluttuare poetico e suggestivo del bianco di fondo.
Un’abilità espressiva che fa di lui un artista genuino e puro…
Non per nulla incrociandolo, di tanto in tanto, i trapanesi affettuosamente lo chiamano “Maestro”, riscattandolo dalla sua condizione. 

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