I segreti del pane nero di Castelvetrano.

Ha la tipica forma di una pagnotta rotonda, in siciliano si chiama “vastedda”, la crosta è dura e scura, l’interno di color giallo grano.

Famosissimo in tutta la Sicilia, il pane di Castelvetrano è diventato con il passare del tempo sempre più raro, rischiato addirittura di scomparire per la sua particolarità di essere cotto esclusivamente nei forni a legna e di essere prodotto con grani siciliani macinati a pietra.

Si impasta miscelando due farine, quella di grano duro siciliano e quella ricavata da un’antica varietà di frumento locale, la timilìa, entrambi integrali e moliti con macine a pietra naturali.

 

 

E’ proprio grazie alla farina di timila che il pane di Castelvetrano diventa nero, dolce e gustoso, con profumi intensi e un particolare aroma di tostato.
Il forno viene alimentato con le fronde di ulivo, fatte seccare. Il fuoco – vivace arroventa le pareti arrivando a una temperatura di 300°C. A fiamme spente si ripulisce accuratamente il forno con una scopa di palma nana (curina) dal manico molto lungo e si inforna il pane, che cuoce lentamente e senza fuoco diretto via via che la temperatura scende. Quando il forno si è raffreddato, il pane è pronto.
La tradizione vuole che il pane nero di Castelvetrano appena sfornato e ancora caldo sia diviso in due e condito con olio extravergine, sale, origano, pomodoro a fette, formaggio, acciughe e basilico.

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