Il bue e l’asinello, cosa rappresentano nel presepe?

Come sappiamo del bue e dell’ asino nel luogo della natività di Cristo non si fa cenno nei vangeli canonici. Pur se appaiono nelle rappresentazioni di questo episodio già dal IV secolo (1), per cui se ne deve dedurre che esistesse una tradizione extra-canonica nella quale era ricordata la partecipazione di bue e asino all’evento prodigioso.

Nel vasto campo dei testi extra-canonici che trattano in vario modo della figura di Gesù Cristo, della sua vita, dei suoi discepoli e della sua dottrina (o per meglio dire delle sue dottrine, poiché anche solo limitandosi ai vangeli canonici, emergono un gran numero di punti oscuri, di incoerenze e contraddizioni, dei quali non trattiamo in questa sede -ma che forse prenderemo in esame in futuro-), -ovvero gli apocrifi del Nuovo Testamento-, l’unico che parli espressamente del bue e dell’asino è il “Vangelo dello Pseudo-Matteo”. Esso a sua volta è collocato dagli studiosi nel gruppo dei cosiddetti “vangeli dell’infanzia”, che trattano sia delle vicende anteriori  alla nascita di Gesù (e relative ad Elisabetta, Anna, Gioacchino -genitori di Maria-, ecc.), sia della nascita di quest’ultimo e di episodi della sua infanzia e adolescenza, integrando così le scarne notizie che danno i vangeli canonici circa tali eventi e periodi della vita del protagonista. I più importanti e interessanti vangeli dell’infanzia sono il “Protovangelo di Giacomo”, l’”Evangelo dell’infanzia di Tommaso”, l’”Evangelo armeno dell’infanzia”, l’”Evangelo arabo dell’infanzia” e il già citato “Evangelo dello Pseudo-Matteo”, che è quello più pertinente alla nostra trattazione.

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