Il “cantastorie”, un simbolo della cultura popolare siciliana.

“Il cantastorie siciliano era un figura tradizionale della letteratura orale e della cultura popolare, che, fino alla metà del secolo scorso, in Sicilia si spostava da una città all’altra, soprattutto in occasione di festività e di fiere paesane, per raccontare una storia antica o un fatto di cronaca che entrava a far parte del bagaglio culturale di una comunità.”

Il cantastorie era un ambulante che intratteneva con i suoi racconti, l’erede del giullare medioevale. Cantando e accompagnato da un cartellone dove erano raffigurate le scene salienti del racconto, si spostava di piazza in piazza e viveva delle offerte degli spettatori o con la vendita di foglietti dove era descritta la storia appena narrata e distribuiti da un ragazzo che lo accompagnava. Si posizionava nelle piazze dei paesi e cantava o raccontava le sue storie, antiche o attuali, vere o immaginarie, trovate in giro nei suoi viaggi o composte per l’occorrenza.

Una figura che rappresentò per lungo tempo l’unico tramite culturale tra il popolo analfabeta e il mondo epico e poetico in cui rivivevano le  gesta, le bravate dei paladini del repertorio cavalleresco di Francia e le generose, anche se cruenti imprese dei vari briganti, così cari alla fantasia popolare. Questo tipo di comunicazione affonda le proprie radici nella più lontana tradizione di letteratura orale.

La forza dei cantastorie si basava soprattutto nel fascino del dramma, nella narrazione di una storia, ed è inimmaginabile ipotizzarla ai giorni nostri dove il web di massa è divenuto lo strumento di interazione e relazione  trasformando profondamente le dinamiche sociali, economiche e politiche che regolano la nostra vita.

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