In Sicilia c’è un posto incantevole che custodisce un segreto…scopriamolo!

In Sicilia c’è un posto incantevole che custodisce un segreto. Stiamo parlando di Sclafani Bagni ed è un gioiello incastonato fra le nuvole e i sassi. Case che si dimenano in mezzo alle rocce e i ruderi del suo castello dominano la vallata che va dal Torto all’Imera, passando per una splendida visuale che da sulla riserva naturale Orientata Bosco Favara e Bosco Granza.

SCLAFANI BAGNI

Sclafani Bagni è il più piccolo paese della Città Metropolitana di Palermo, il terzo di tutta la Sicilia. Conta circa 420 abitanti, di contro vanta un’estensione territoriale di circa 14 mila ettari, retaggio del suo glorioso passato feudale. Si trova abbarbicato a 811 metri sul livello del mare, in mezzo alle Madonie, catena montuosa nel cuore della Sicilia.  

Le sue origini risalgono al IV sec. a.C. Il nome Sclafani deriva probabilmente da “tempio di Esculapio” (dio della medicina), proprio per le proprietà medicamentose che si riconoscono alle sue acque termali che sgorgano da una sorgente che corre nella vallata ai piedi del paese, a circa 500 metri sul livello del mare. 

È un posto magico dove il tempo sembra essersi fermato. Le macchine non possono accedere alle vie del paese, troppo strette per i mezzi meccanici. Il silenzio è rotto solo dal cinguettìo degli uccelli e dalla gente che saluta per strada anche senza conoscervi. A Sclafani Bagni non potrete perdervi, sia perchè il paese è troppo piccolo, sia perchè qualcuno sarà sempre pronto ad aiutarvi, darvi indicazioni, ospitarvi a casa sua, mostrarvi antiche tradizioni.

TERME DI SCLAFANI BAGNI 

La vera sorpresa di Sclafani Bagni la troverete nella natura incontaminata poco fuori il centro storico. Si tratta della sorgente naturale di acqua calda dove potrete fare il bagno. Le acque solfo-bromo-jodiche sgorgano alla sorgente ad una temperatura di 37 gradi centigradi.

Un tempo Sclafani Bagni era conosciuta per un importante stabilimento termale che fu costruito nel 1748 dall’allora proprietaria Casa Ducale di Fernandina. In seguito fu ricostruito dal Conte Matteo Sclafani nel 1846 ma nel 1851 fu travolto da una frana. Ricostruito più a valle ancora una volta, fu rimaneggiato negli anni ’40 del 900 e chiuso definitivamente negli anni 90 per problemi di tipo sanitario. Una sorta di maledizione che vede oggi una ricchezza immensa non utilizzata, bloccata fra la carenza nodi fondi e infiniti lacci e lacciuoli burocratici.

L’antico stabilimento (che era dotato anche di una chiesetta e un forno comune) che può essere visto dall’esterno, conserva comunque quel suo fascino maledetto, nonostante sia in disuso. È possibile però fare il bagno in una pozza naturale a poche centinaia di metri dall’antico stabilimento, con un panorama invidiabile: a nord la vallata che degrada verso il fiume Imera e a sud lo strapiombo di roccia di circa 200 metri su cui sorge il piccolo borgo medievale di Sclafani Bagni. L’acqua solfo bromo jodica sgorga alla sorgente alla temperatura di 37 gradi centigradi, raggiunge la piccola pozza in pietra dove è possibile fare il bagno alla temperatura di circa 32 gradi con una portata di circa 4 litri al secondo. 

La pozza termale di Sclafani Bagni è anche una “spa per viandanti“, poichè si trova a circa lungo lungo la via Palermo Messina per le montagne, la variante montana della via francigena siciliana, dove i pellegrini, stremati dalla fatica, prima di affrontare gli ultimi 2 km verso Sclafani Bagni, si rifocillano. 

Nella stessa riserva (a pochi km dal paese) si trova un altro luogo segreto, il piccolo laghetto naturale di Bomes, unico per la biodiversità che ospita e il gracchiare delle rane al tramonto, nonchè per il panorama che offre il percorso per raggiungerlo (nei giorni di cielo limpido è possibile addirittura vedere le Isole Eolie). 

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