In Sicilia più di 600 morti all’anno per amianto: il picco nel Siracusano.

Ventisei anni dopo la sua messa al bando con una legge nazionale, l’amianto continua ancora a minacciare l’ambiente e la salute dei cittadini.

In Sicilia, otto Comuni su dieci non hanno un piano comunale amianto e anche il censimento dei siti contaminati procede a rilento.

È preoccupante il quadro fornito dai dati raccolti nel report sull’amianto di Legambiente Sicilia che fa emergere la gravità dei rallentamenti negli adempimenti richiesti e i ritardi legati agli obblighi di legge.

Il problema sta nell’esiguo numero di piani comunali approvati. Sono solo 84 Comuni siciliani su 390 a essersi dotati di questo strumento, appena il 21,5 per cento. Il piano comunale servirebbe innanzitutto a fare una mappatura della presenza dell’amianto e capire dove è diffuso, come si presenta e come si può agire bene per eliminarlo. In pratica, questo strumento dovrebbe essere come una radiografia del territorio necessario a fornire non solo indicazioni in merito alla collazione delle strutture in cemento amianto – serbatoi, coperture o altro – ma anche sulle modalità per lo smaltimento. 

L’esposizione all’amianto, si traduce anche se non immediatamente nell’insorgenza di patologie mortali, prima fra tutte il mesotelioma pleurico.

Il triste primato in valore assoluto spetta a Palermo, mentre rapportando i dati alla popolazione residente la provincia a più alta incidente annuale è Siracusa, seguita da Palermo e poi da Ragusa. «In pratica sono più delle morti sul lavoro, ma il fenomeno non è percepito in maniera così forte, forse anche a causa del lungo periodo di latenza delle malattie connesse all’asbesto che, in alcuni casi può anche durare 60 anni e rende la correlazione più complicata». 

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