La lavorazione della “curina”, una tradizione ancora viva in Sicilia.

Un materiale interamente realizzato a mano, versatile, resistente al calore, al tempo e all’uso, viene fuori dall’intreccio delle foglie della palma nana per dare vita a molteplici e variegati oggetti. Oggi l’antica tradizione siciliana dell’intreccio della “curina” si sta perdendo, ma c’è anche chi continua a mantenere viva la produzione.

Ad agosto si ‘tira la curina’, ovvero si tagliano le foglie delle palme per poi pulirle e farle essiccare naturalmente al sotto il sole. Poi si passa alla realizzazione della treccia, e da quella si cteano borse, coffe, sacche, tappeti, scope e tantissimo altro.
Dura nel tempo e si presta a molti usi: gli zimmili di curina (grossi contenitori con due manici), ad esempio, venivano posizionati sui muli e usati per il trasporto del materiale anche per grosse e ripide distanze.
 

Sono dei cesti (prodotti sempre artigianalmente) che venivano utilizzati per dare il foraggio ai cavalli e agli asini. Adesso si possono ancora ammirare sui carretti siciliani o come elementi d’arredamento.

Gli intrecci di curina si trovano ancora nei musei della Riserva Naturale dello Zingaro, ma c’è anche chi ancora li produce, li usa e li vende. Ancora si fanno, occorre tramandare la tradizione…tra l’altro negli ultimi anni stanno tornando sempre più di tendenza, e sempre più presenti nel palcoscenico della Moda.

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