La sasizza pasqualora, apprezzata già da Virgilio nelle Georgiche.

Il suo nome deriva dall’usanza di riservare alcuni tagli della carne di maiale macellata durante la settimana santa di Pasqua per l’insaccamento per poi consumarla durante la stagione estiva.

Le famiglie anticamente macellavano un maiale a Natale ed uno a Carnevale. A Carnevale, con l’approssimarsi della Quaresima, durante il quale la carne non si mangia, la salsiccia che avanzava, veniva stesa nei tetti ad asciugare. Con l’arrivo della Pasqua finalmente si poteva tirare giù dai tetti, affettare e gustare. 

Questo prodotto era noto già nell’antichità romana citato da Virgilio nelle  Georgiche.

È una salsiccia di sola carne di maiale tagliata in punta di coltello e macinata con piatto a fori larghi prodotta con l’aggiunta di sale (30 grammi ogni chilo) pepe nero (5 grammi ogni chilo), peperoncino, vino bianco e semi di finocchio selvatico.

Una volta prodotta viene fatta stagionare per una o due settimane.

Oltre che cotta alla brace viene consumata soprattutto cruda come se fosse un salamino.

Si presenta con una forma ad “U” allungata.

La Salsiccia Pasqualora è il più tipico insaccato del territorio siciliano.

Le sue origini risalgono ad un’antica usanza delle famiglie locali di macellare due maiali, uno a Natale ed uno nel periodo di Carnevale. Finito questo periodo, con l’approssimarsi della Quaresima, durante la quale il consumo di carne è bandito dalla tradizione cristiana, la salsiccia rimanente veniva posta in essiccazione nei sottotetti delle abitazioni.

Si può gustare cotta alla brace come secondo piatto oppure affettata a crudo e consumata come un salame.

Precedente Tutti gli eventi in programma per il Natale a Trapani. Successivo Festa dell’Immacolata in Sicilia tra fede, tradizione e gustosissimi pranzi in famiglia.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.