PLATIMIRO FIORENZA. L’ultimo dei maestri orafi corallai trapanesi.

Non bastano mille pagine per raccontare Platimiro Fiorenza. Qualcuno l’ha definito un monumento vivente: l’ultimo dei maestri orafi corallai, patrimonio di conoscenze artigianali che affondano nella cultura materiale del popolo trapanese. È più che un artigiano. Un unicum che ha riconosciuto anche l’Unesco, nel 2013, inserendolo nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, nel “Libro dei Tesori Umani Viventi”. Le sue mani modellano corallo e metalli preziosi fin da quando era bambino. Trapanese, classe 1944, è figlio di un artigiano orafo corallaio, e già a sette anni lavorando nella bottega paterna opera la sue prime incisioni. È depositario della più antica tecnica originale trapanese, quella dell’applicazione del corallo a retro incasso, sperimentata dagli orafi ebraici trapanesi già alla fine del XIV secolo. Ha eseguito lavori di restauro per antiquari famosi di tutto il mondo. Realizza su commissione gioielli, dal moderno all’antico, riproduzioni fedeli dal 600 ad oggi. Ha vinto decine di premi e ricevuto altrettanti riconoscimenti. Una sua “Madonna di Trapani” è esposta nei Musei Vaticani. Non v’è trapanese che non sappia chi sia Platimiro Fiorenza e quale contributo culturale abbia dato e ancora doni a questa città, che nel corallo, e nell’arte orafa a esso collegata, ha trovato motivo di legame con le grandi tradizioni del passato e con la sua storia di città marinara e mercantile.

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