Quando nei matrimoni antichi la “mostra” del corredo era un rito fondamentale.

Quella di fare il corredo alle figlie femmine in Sicilia è stata sempre una tradizione molto sentita ed era spesso il perno su cui ruotavano matrimoni e patrimoni, ma c’è un corredo più articolato e variegato di qualunque ricamo speciale, che nessun lavaggio sbagliato potrà mai rovinare…

L’uso di fare il corredo alle figlie femmine è stata sempre una tradizione molto sentita ed era, nel caso di famiglie benestanti, il perno su cui ruotavano i matrimoni ed i patrimoni che venivano così recuperati e rinsaldati sempre all’interno della stessa fascia sociale; a volte con lacrimevole dispiacere, il padre della sposa alienava parte di beni immobili e terreni appartenenti alla famiglia d’origine a favore della nubenda. Alla fine di uno straziante “do ut des ” nasceva la nuova coppia di un certo grado di rispettabilità sociale, dove giovani donne ben educate, mediamente istruite e con discreti beni dotali, ricevevano in cambio un cognome rispettabile, l’assicurazione di un mantenimento dignitoso e un padre per l’eventuale prole.

Al contrario, il non fare il corredo poteva indicare un preciso allineamento ad estreme ideologie politiche e sociali di genitori rivoluzionari o, molto più semplicemente, costituire una formale ammissione di indigenza o di stentato benessere economico. Ciò avrebbe costituito un ostacolo insuperabile all’accasamento delle figlie che, senza dote, si sarebbero dovute maritate “nude e crude”, operazione già difficile ma resa impossibile se le fanciulle fossero state, anche nell’apparire, non particolarmente avvenenti. La nascita di una figlia femmina ha sempre rappresentato motivo di tristezza, se poi erano più di una, la tristezza diventava un dramma all’Enrico VIII. Negli anni successivi al dopoguerra, il benessere cominciò a diffondersi e a circolare anche negli strati medi della popolazione decretando l’accesso a beni di consumo mai sperati. Questi, dapprima osservati con languida nostalgia solo nelle pellicole cinematografiche d’oltreoceano e proiettate tra fumo e sputi nei cinema di periferia, riempivano la mente di desideri, e fu allora che il boom economico fece il miracolo: ognuno poteva pensare di accedere al possesso di un’automobile di piccola cilindrata, alla lavatrice, al sogno dapprima condiviso e poi personalizzato della televisione. Tutto veniva comprato a rate, e la cambiale diventò il titolo di ogni iniziativa finanziaria delle famiglie italiane.

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