Ú CURTIGGHIO, l’arte siciliana del pettegolare di nascosto.

In Sicilia c’é un’abitudine che si tramanda nel tempo, così caratteristica da avere un nome abbastanza insolito e curioso, che per tutti noi é certamente familiare, stiamo ovviamente parlando del CURTIGGHIO!

Avete mai visto due donne bisbigliare tra loro in gran segreto? Avete mai assistito a un dialogo serrato fra nonnini all’uscita di di un bar? La loro aria incuriosita e concentrata non vi ha fatto pensare che stessero condividendo fra loro chissà quale informazione riservata? Ebbene, specialmente se l’episodio si stava svolgendo in Sicilia, è probabile che all’ordine del giorno fosse davvero qualche pettegolezzo di quartiere, una certa notizia riguardante parenti o conoscenti, vicini di casa o vecchi amici, che di certo aiuta a rendere qualsiasi giornata un po’ più animata.

Trattandosi di un’abitudine tutt’altro che insolita nella Sicilia, e in dialetto, come vi abbiamo detto, esiste da secoli un termine per designarla con precisione: curtìgghiuo cuttìgghiu, un sostantivo maschile spesso italianizzato in maniera impropria con la parola cortile. Lo stesso Camilleri, nei suoi romanzi con protagonista il commissario Montalbano, si serve dell’espressione fare un cortile o fare un cortiglio, sebbene sia doveroso ricordare che – al di là del fantasioso idioletto dell’autore originario di Porto Empedocle – in italiano questo modo di dire non esiste e risulterebbe incomprensibile per chiunque non provenga dall’isola o non abbia dimestichezza con l’idioma locale.

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