AGRIGENTO. Dal 28 febbraio al 8 marzo 2020 la 75esima edizione del mandorlo in fiore.

Il tradizionale evento celebra l’arrivo della primavera segnato dalla fioritura dei mandorli.
L’iniziativa intende valorizzare le espressioni artistiche che appartengono alla tradizione culturale dei popoli e, in particolare, quelle manifestazioni che hanno ottenuto dall’UNESCO il riconoscimento come “patrimonio dell’umanità”.

Si intende in questo modo creare un legame ideale tra il patrimonio materiale rappresentato dall’area archeologica della Valle dei Templi di Agrigento, che ha ottenuto il riconoscimento dall’UNESCO nel 1997 e che nel 2015 è stata dichiarata “di eccezionale valore per l’umanità”, ed il patrimonio immateriale, in particolare in relazione alle espressioni delle arti performative.

FIL ROUGE 75° Mandorlo in Fiore

In premessa, si può affermare che, nonostante Agrigento con la sua Valle e la sua rinnovellata vivacità culturale sia stata sede e testimone di importanti eventi di portata internazionale, come ad esempio i più recenti appuntamenti della convention Google, degli stilisti Dolce e Gabbana, della Targa Florio, il Mandorlo in Fiore rappresenta tuttora l’unica vera occasione strutturata e sistematica di proiezione internazionale della città, delle sue tradizioni e della sua storia ultra millenaria. Esso, tuttavia, viene vissuto come un grande evento spettacolare, espressione di antiche tradizioni popolari, ma non ha ancor radicato i suoi significati più profondi, i valori che veicola in una prassi di scambio reale tra tutte le culture alle quali il Mandorlo offre l’occasione di confrontarsi e di conoscersi.

Il Mandorlo, quindi, deve inglobare percorsi socio culturali, esperienze di scambio tra persone di idee e colori diversi attraverso fasi spettacolari che sono la rappresentazione in musica, costumi, danze di una parte della storia che ciascun gruppo rappresenta sulla scena.
Il Festival realizza concretamente un’occasione unica di scambio internazionale che si cala, tuttavia, in una realtà oggettivamente cittadina. La contraddizione è in re ipsa e non superabile.

Il programma del 75° Mandorlo in Fiore, pertanto, vuole massimizzare il profilo cittadino dell’evento, valorizzare il territorio dell’area metropolitana, ribadire il suo carattere internazionale, individuando esperienze artistiche italiane, siciliane, europee, intercontinentali che si accomunano in una kermesse che è sì spettacolo, racconto di sé attraverso musiche e danze tradizionali, ma vuole essere anche molto di più.

In tal guisa vengono valorizzate, da un lato le opportunità verso il territorio, dall’altro, il contributo che tante culture possono offrire per la crescita di una cittadinanza universale di cui Agrigento dovrebbe farsi alfiere. E non potrebbe essere diversamente nell’anno 2020 nel corso del quale si celebrano i 2600 anni dalla fondazione della città.
Le opportunità offerte al territorio agrigentino si tradurranno in una presenza sistematica dei gruppi in tutte le aree della città. Non sarà il Festival del centro cittadino, ma di tutti gli abitanti di Agrigento.

Inoltre gli spettacoli dei gruppi si svolgeranno in tre diverse strutture, teatro Pirandello, sala Livatino, Palacongressi, in modo da permettere ai gruppi di esprimere al meglio la propria arte, con il giusto ritmo e i tempi propri di ciascuna esperienza artistica e agli spettatori di goderne.
Il programma dà analiticamente conto dell’intera organizzazione. I patrimoni immateriali UNESCO trovano, ovviamen-te, infine, una loro giusta e precisa collocazione nello spazio e nel tempo del Mandorlo in Fiore.

La sintesi tra i due versanti del Mandorlo in Fiore, il cosiddetto glocal, si realizza efficacemente se si mettono in relazio-ne stretta le culture altre con le culture degli agrigentini e dei tanti visitatori, italiani e non, a loro volta portatori di proprie istanze culturali.

Guardare, assaporare e gustare gli spettacoli tradizionali allieta; mette, tuttavia, lo spettatore in condizioni di osserva-tore. Di contro, il Festival è il luogo di incontro per la contaminazione tra le genti, con il loro portato socio culturale, sede e occasione di incontro e confronto tra le diverse culture, ricche, ciascuna, di storia, tradizioni, modi di essere, modalità di relazionarsi. In questa ottica sarà allestita una Sala/Bar dell’amicizia, all’aperto, del tutto informale, nella collaudata piazza agrigentina di San Francesco, spazio evocativo, bello e suggestivo, dove cittadini italiani e attanti delle altre culture si possano incontrare a sera, dopo le fatiche della giornata, per bere un caffè, esibirsi, ballare, parlarsi, conoscersi, apprezzarsi vicendevolmente. Un’esperienza olistica dove lo scambio assume una reale pregnan-za di significato di cultura, intesa in senso antropologico e culturale.

Tale prospettiva appare ancora più significativa per il Festival “I BAMBINI DEL MONDO”, per cui si favorirà l’interazione su un arco di tempo dedicato alla comunicazione tra pari, sia pure diversi per culture, storie ed esperienze.
Gli spettacoli nelle scuole e fuori dalle scuole per gli allievi e per gli studenti prevedono un tempo dedicato a conoscer-si, tempo che sarà vissuto insieme all’interno delle classi delle nostre scuole. Non solo spettacolo, quindi; docenti e i genitori saranno anch’essi attori di questo percorso, insieme con tutti i bambini, non importa di quale nazionalità, colore, religione. Le modalità comunicative saranno affidate alle competenze di tutti gli attanti; gesti, lingua comune, italiano, inglese, francese, che importa, ma il Festival punta comunque a stimolare in ciascuno il desiderio di comuni-care con l’altro, di contaminarsi con il diverso da sé.

I bambini lo sanno fare spontaneamente, senza mediazioni socioculturali; essi trascineranno i propri genitori. Adolescenti e preadolescenti dispongono già di proprie competenze comunicative più sofisticate. I docenti avranno il compito di favorire ogni forma di interazione possibile creando occasioni di confronto e di collaborazione, attraverso il gioco, attività primaria a questo livello di età.
I docenti delle secondarie di primo e secondo grado sapranno stimolare livelli più sofisticati di interazione, anche su temi di grande rilevanza internazionale quali l’ecologia e la pace nel mondo.
Piace pensare, infine, che lo spettacolo dell’Opera dei Pupi, esperienza culturale significativa delle tradizioni siciliane e artisticamente raffinata, evento rilevante del programma, possa essere assaporato da spettatori non solo italiani ma anche dagli attanti dei gruppi internazionali e dai molteplici visitatori della città e del Festival. Così come si è certi che gli allievi che entreranno nelle classi dei bambini italiani assaporeranno un pizzico di stile di vita italiano.
In un momento così difficile per la comunità internazionale, l’occasione del MANDORLO IN FIORE è un momento alto per rinnovare e suggellare l’impegno per la pace tra i popoli. Si vuole menzionare per ultimo il fine più alto di qualsivo-glia manifestazione internazionale, al fine di conferire maggior spazio di riflessione soggettiva e collettiva.
E non poteva essere diversamente, senza indulgere ulteriormente.
La pace è un valore universale, DEVE ESSERE CONDIVISO.

La storia

Il “Mandorlo in Fiore” nasce come  festa popolare della città di Agrigento e si ripete, da tradizione, ogni primavera dell’anno per una intera settimana. L’obiettivo è quello di festeggiare l’anticipo della primavera con il rifiorire del mandorlo, che rappresenta, insieme all’olivo, la pianta caratteristica del paesaggio agrario tradizionale della Valle dei Templi, e di gioire per il ritorno della vita. La Sagra nasce nel 1934 nella piccola città di Naro, situata ad una ventina di chilometri di distanza da Agrigento, per iniziativa del conte Alfonso Gaetani; nel 1937 la festa non viene più celebrata a Naro ma diventa solo agrigentina. Alla festa legata alla fioritura dei mandorli si è nel corso degli anni associato un nuovo significato, legato al tema del dialogo tra i popoli e le culture. Dal 1954, infatti, la festa vede svolgersi anche il Festival Internazionale del Folklore, cui partecipano gruppi folkloristici provenienti da varie parti del mondo, in un’atmosfera di festoso scambio di esperienze e tradizioni che anima per una settimana le vie della città e coinvolge, con l’accensione del tripode dell’amicizia e l’esibizione che chiude la manifestazione, anche la Valle dei Templi.

Dal 2017 la festa è organizzata dal Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, in collaborazione con il Comune di Agrigento, che, in linea con la propria missione culturale, ha preparato un programma volto a valorizzare manifestazioni artistiche che scaturiscono da una ricerca delle tradizioni culturali dei popoli di tutto il mondo e che hanno caratteristiche tali da aver meritato l’iscrizione nel registro del patrimonio immateriale riconosciuto dall’Unesco. E’ infatti ambizione del Parco promuovere l’incontro tra lo straordinario patrimonio culturale e paesaggistico della Valle dei Templi, riconosciuto come patrimonio dell’Umanità nel 1997 e che ha ricevuto nel 2015 anche il riconoscimento di “eccezionale valore culturale”, e la molteplicità di tradizioni culturali che costituiscono l’identità dei popoli. La valorizzazione delle culture tradizionali è, nelle intenzioni del Parco, non una spinta alla chiusura in una identità immobile e non comunicante con l’esterno, ma al contrario, il riconoscimento di se stessi entro una storia comune intessuta di relazioni e scambi. Soprattutto nel momento attuale, in cui eventi storici di portata epocale mettono a dura prova la capacità di sopportare l’urto di grandi masse di persone che si spostano da paesi resi invivibili dalle guerre, dal terrorismo e dal cambiamento climatico, è essenziale promuovere l’incontro tra le culture e lo scambio di esperienze che affondano le radici in quel “patrimonio immateriale” che è costituito dalle conoscenze e dalle abilità tradizionali, dalle espressioni della religiosità popolare, dalle danze e dai canti legati alle feste popolari, dalle forme drammatiche tradizionali. I gruppi selezionati, provenienti da vari Paesi, si distinguono proprio per la ricerca etnografica e per la qualità delle esecuzioni, che fanno riferimento in molti casi a tradizioni ancora vitali e sentite dalla popolazione. L’organizzazione dell’evento, secondo una scansione ormai tradizionale, prevede il coinvolgimento dell’intera città e della Valle, con spettacoli all’aperto, sfilate per le vie cittadine, spettacoli all’interno del teatro comunale e, dal 2018, del Palacongressi; prevede inoltre una molteplicità di eventi collaterali, legati comunque a musiche e canti tradizionali, e l’attività di numerosi laboratori in spazi diversi del centro cittadino volti a trasmettere alle giovani generazioni un’eredità che rischia di scomparire, costituita da saperi e competenze della tradizione artigianale, quale ad esempio l’arte del carretto siciliano; dalla narrativa popolare alle dalle danze tradizionali.

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Fonte: https://www.festivalmandorloinfiore.it/

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