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Alla riscoperta del Qanat: l’antico cunicolo idraulico nascosto sotto il castello di Erice

di Sergio Pace

Opere monumentali, chiese e conventi, preziosi oggetti ed opere d’arte, odori e profumi della pasticceria conventuale. Sono tante le ricchezze di cui dispone il borgo medievale di Erice. In questo articolo si vuole porre particolare attenzione su un tesoro in parte sconosciuto ai più. In contrada Cappuccini, infatti, nei pressi del cimitero di Erice, si trova un qanat. La sua riscoperta è stata al centro, poco tempo fa (ottobre 2019), di un’iniziativa promossa durante le giornate nazionali di “Archeologia Ritrovata”.

L’evento, organizzato dal gruppo archeologico Erykinon, ha permesso di approfondire la conoscenza ed il funzionamento del qanat. Ma cosa sono i qanat? Sono dei cunicoli sotterranei, ideati  in origine nell’antica Persia, utilizzati per fornire d’acqua terre coltivate o abitate, intercettando una falda acquifera e sfruttando una leggera pendenza. La tecnologia sui cui si basa la costruzione dei qanat si diffuse poi ad altre culture. In Sicilia furono gli Arabi ad introdurli. In sintesi, i qanat sono costituiti da una serie di cunicoli verticali simili a pozzi e collegati da un canale sotterraneo in lieve pendenza. E il canale sotterraneo di Erice, la cui scoperta risale al 2015 quando un grave incendio, arrivato fin sotto i giardini del Balio, bruciò rovi e sterpaglie, liberando così l’ingresso nascosto dalla vegetazione, presenta tutte le caratteristiche tipiche dei qanat.

Ispezionato dal professore Antonino Filippi, consigliere dei Gruppi Archeologici d’Italia, e da Nicola Savalli, il qanat ericino, che raccoglie le acque provenienti da una sorgente a monte, è profondo circa 20 metri e alto un metro e settanta. Dal punto di vista architettonico va ritenuto simile, se non identico, alla tipologia di canalizzazioni sotterranee presenti nel palermitano e nel catanese (Paternò, Militello in Val di Catania). L’ingresso, quasi del tutto interrato, è crollato, mentre, addentrandoci all’interno, notiamo che lo scorrimento idrico è reso possibile tramite una stretta canalizzazione a tegole capovolte. Grossi lastroni di pietra oblique costituiscono la volta.

Si può procedere lungo la galleria per una ventina di metri circa. Ad un certo punto il percorso si blocca a causa di uno schiacciamento di una delle pareti laterali. Poco sopra il qanat, come ricorda anche lo stesso Savalli, è presente un pozzo, collegato presumibilmente con il cunicolo. Altri due pozzi verticali, uno in direzione del Castello di Venere, sembrerebbero perfettamente allineati e collegati al qanat. Uno di questi pozzi, circolare, presenta un diametro di circa 6  metri ed è sempre pieno d’acqua. Tutti questi elementi suggeriscono che si tratti di un’opera straordinaria di ingegneria idraulica. Il nostro qanat, sebbene di tradizione araba, dovette essere realizzato molto probabilmente in epoche successive, in funzione dell’ex Convento e Chiesa dei Cappuccini, in pieno Cinquecento.

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