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“Cala u panaru”: il paniere siciliano, storia di tradizioni, cultura e solidarietà

U panaru sicilianu” è un cestino realizzato con rami intrecciati a mano, il più delle volte di canna oppure di olivo selvatico, originariamente veniva usato dalle massaie per fare la spesa o trasportare pane, uova o frutta; un po’ il carrello della spesa di oggi.

Ancora oggi lo si può vedere legato a una corda e calato dai balconi.
Come molte cose dal sapore artigianale di questi tempi, anche la realizzazione di un panaro rischia di diventare uno spettacolo solamente a fine turistico.

Quando le strade erano meno affollate, soprattutto nei centri storici, dove le vie diventavano vicoli, quando la spesa la facevamo direttamente dal contadino che passava per le vie e “abbanniava” i suoi prodotti, quando si andava al mercato e non al supermercato, spesso il fornaio passava all’alba col furgoncino carico di ceste di pane, si fermava e le signore aprivano le porte col borsello in mano e andavano a scegliersi il loro pane preferito: – «chiù cotto mi l’ave a dare; chiddu cu cimino ci l’ave?». 

Poi s’affacciava la signora dal balcone al secondo piano e calava u panaro: – «un pistuluni e ‘na vastedda!». Il “panaro” pendeva legato al manico con una corda che era legata dall’altro capo alla ringhiera del balcone. Il panettiere metteva il pane e il panaro risaliva carico e tornava giù con i soldi.

Poi passava il contadino e si ripeteva il rito con contrattazioni e abbanniavaquantu sunnu boni sti milinciani, broccoli appena accugghiuti avemu” e per le strade era un formicolio di bambini che giocavano e di voci che si intrecciavano.

Oggi sopravvive ancora in certi contesti l’uso del paniere e troviamo ancora qualche ambulante che si addentra nelle viuzze e qualche “donna Maria” che “cala u panaru”.

Ma c’è stato un altro paniere protagonista,nei giorni di difficoltà del lockdown, in molte città italiane con lo slogan «Chi può metta, chi non può prenda»

Il paniere della solidarietà.

A Caltanissetta il vescovo Mario Russotto, per sostenere le famiglie in difficoltà e le imprese locali colpite dalla crisi dovuta alla pandemia ha promosso attraverso la Caritas della sua diocesi una singolare iniziativa.

“U panaru: la Solidarietà che parla siciliano”

All’interno del “Panaru” le famiglie più bisognose hanno trovato farina, sale, olio d’oliva, passata di pomodoro, pasta, birra, biscotti, miele, marmellata, latte e caffè, tutti interamente prodotti in Sicilia.

La Diocesi tramite la Caritas diocesana ha infatti deciso di acquistare e distribuire prodotti siciliani per il servizio di assistenza alle famiglie in difficoltà. Un sostegno sia per le famiglie che per le imprese locali.

Pensare che il paniere viene anche utilizzato come termine per individuare l’elenco dei prodotti che lo compongono per la rilevazione dei prezzi al consumo e che contribuiscono alla misura dell’inflazione. Che dire, c’è panaru e panaru…

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