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Calatubo: il castello millenario tra lo Zingaro e Punta Raisi che rischia di scomparire per sempre

Su uno sperone roccioso da dove è possibile scorgere da un lato la costa che dallo Zingaro arriva fino a Punta Raisi e dall’altro le montagne di Alcamo, Castellammare e Partinico sorge ciò che resta del castello di Calatubo, un grande complesso architettonico eretto, quando nel 1093, Ruggero d’Altavilla conte di Sicilia definì i confini delle diocesi siciliane includendo il castello di Calatubo nel vasto territorio della nascente diocesi di Mazara.

Castello di Calatubo

Nel medioevo il castello fu il centro nevralgico del prospero villaggio che sorgeva intorno ad esso e che fondava il proprio commercio sull’esportazione di cereali e di pietra da mulino estratta in loco.

Per via della sua posizione strategica, il castello ebbe un importante ruolo strategico, tanto da fare parte di un’importante linea difensiva fatta di torri e forti situati lungo la costa che da Palermo arrivava a Trapani e che serviva a trasmettere segnali luminosi in caso di attacco dei nemici saraceni.

In seguito alla conquista da parte di Federico II il castello perse la sua funzione originaria di fortezza militare, trasformandosi in una masseria feudale, un baglio. Durante questo periodo storico al castello si aggiunsero magazzini, stalle e altre strutture utilizzate per l’amministrazione agricola del feudo di Calatubo.

Castello di Calatubo – Cortile interno

Il castello venne utilizzato fino al 1960, anno in cui venne abbandonato e trasformato in ovile. Il degrado causato dal pascolo degli animali, le scosse di terremoto che devastarono la valle del Belìce del 1968 e l’assenza prolungata di interventi di restauro, hanno portato al crollo dei solai e di numerose murature. A ciò si è aggiunta l’opera degli scavatori di frodo, interessati ai reperti archeologici che venivano alla luce nella vicina necropoli del VII secolo a.C.e l’incendio del 2013 che oltre ad annerirne le pareti interne ed esterne ha verosimilmente contribuito a indebolire la già precaria struttura.

In occasione del censimento dei “I Luoghi del Cuore” 2014, grazie all’impegno dell’Associazione “Salviamo il Castello di Calatubo” sono stati raccolti oltre settantamila voti a favore del bene, risultato che ha permesso al castello di accedere ai 30.000 euro assegnati dal FAI e Intesa Sanpaolo in virtù del suo posizionamento al terzo posto nella classifica. Gran parte del contributo è stato destinato alla messa in sicurezza dell’ingresso e della corte interna su cui si affaccia la chiesetta del complesso.

Lo stato di abbandono dei nostri beni culturali testimonia la cecità delle nostre amministrazioni. Queste testimonianze del nostro passato, se recuperate dando lavoro, diventerebbero luoghi di attrazione e riadattate magari in strutture ricettive rivaluterebbero il territorio intorno. Bisogna agire perché non scompaiano nel degrado e nell’indifferenza oltre che nelle incursioni di sciacallaggio. Grazie al FAI i ruderi sono stati messi in sicurezza ma occorre un progetto di risanamento o riconversione perché si trasformi in una cartolina da esibire con orgoglio a chi si trova a passare da queste parti o viene intenzionalmente attratto a visitare.

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