Crea sito

“Cantin facendo”: miti e leggende del vino, nettare degli Dei. Dai riti pagani alla liturgia cristiana

Per i Romani Bacco, per i Greci Dioniso, era il dio del vino e dell’estasi. Secondo il mito era nato dall’unione di Zeus con Semele, figlia di Cadmo, re di Tebe. Zeus per avvicinare la donna, che era mortale, le aveva nascosto il suo vero aspetto, ma Semele, istigata dalla gelosa Era, volle vedere Zeus nella sua vera veste di dio del cielo, e questo, si presentò a lei con la folgore. Semele, che era incinta, restò incenerita. Zeus allora riuscì a salvare dal suo corpo il piccolo Dioniso e lo cucì nella propria coscia portandolo fino alla sua completa formazione. Quando il bimbo nacque, lo affidò alle ninfe del monte Nysa in Elicona, affinché lo allevassero. Qui il giovane trascorse la sua fanciullezza e Zeus per ringraziarle le trasformò successivamente in stelle.

Secondo articolo della rubrica "Cantin facendo"  Viaggeremo tra miti, sregolatezze e riti sacri passando per l'arte e la letteratura.
Ninfe/ le Pleiadi di Elihu Vedder

Secondo la leggenda, fu proprio sul Monte Nysa in Elicona che Dioniso, trovata una vite, inventò il vino. Si dice che il giovane abbia trovato una pianta mai vista. Curioso la sradicò dal terreno e la mise con un po’ di terra in un osso di uccello. La pianta crebbe così tanto che dovette trasferirla più volte, finché diventata troppo grande la rimise a dimora nel terreno. Da quell’arbusto nacquero dei grappoli tanto belli che spremuti dettero un succo dolcissimo. Il giovane bevve inebriandosi dell’ “umòr che da quel grappolo cola” (cit.). Ne restò piacevolmente attratto. Da adulto Dioniso, secondo la leggenda e il mito, viaggiò molto per il mondo, conquistò e fondò numerose città in cui diffuse il vino e la viticoltura.

“Il giovanotto con la bella capigliatura azzurra ondeggiante e un mantello scuro sopra le forti spalle” (inno omerico), insegnò agli uomini la viticoltura percorrendo il mondo su un carro trainato da pantere seguito da musici, danzatrici, baccanti, le donne che veneravano il dio e da tante altre divinità minori.

Le baccanti

Su questo dio, Bacco, per i greci Dioniso, dio del vino e dei misteri, descritto sempre eternamente giovane, esistono molte leggende. In alcune appare mite, che dà entusiasmo e consola le pene umane, grazie al vino che allieta il cuore, un dio che promette una vita beata nell’aldilà. In altre viene presentato crudele e violento, simbolo dell’ebbrezza, della sensualità e della vitalità più sfrenata. Il suo nome presso i romani divenne Bacco “colui che strepita”, per via del rumore e delle grida che facevano i suoi seguaci. Da qui baccano.

Le feste baccanali

Le baccanali erano feste dedicate a Bacco a sfondo orgiastico trasformatesi in seguito in feste propiziatorie in occasione della semina e della raccolta delle messi. A Roma la degenerazione dei riti indusse il Senato nel 186 a.C. a vietare le associazioni che avevano per oggetto il culto bacchico.

Bacco era un Dio molto amato nell’antichità perché non simboleggia solo il vino ma anche i piaceri dei sensi e il divertimento. Nato come un semidio fu elevato Dio a tutti gli effetti dal padre Zeus per aver avuto il merito di creare il vino. Fu rappresentato da molti artisti. Il Bacco di Caravaggio, commissionato dal cardinal Francesco Maria Bourbon del Monte, ambasciatore dei Medici a Roma, per donarlo a Ferdinando I de’ Medici come regalo di nozze del figlio Cosimo II, rappresenta il dio del vino e dell’ebbrezza sdraiato su un letto a triclinio con un calice di vetro pieno di vino rosso. Indimenticabile il Bacco scolpito da Michelangelo, con la sua andatura da ubriaco e con il satiro dietro di lui che approfitta dello stordimento del Dio per rubargli l’uva. Molto bello anche quello del Sansovino.

Lo sposalizio di Bacco e Arianna – affresco dei Ricciolini 

Quant’è bella giovinezza, / che si fugge tuttavia! / chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza. / Quest’è Bacco e Arïanna, / belli, e l’un dell’altro ardenti: / perché ’l tempo fugge e inganna, / sempre insieme stan contenti. / Queste ninfe ed altre genti / sono allegre tuttavia. / Chi vuol esser lieto, sia: / di doman non c’è certezza”.  Parole famose di Lorenzo De’ Medici, un invito a non perdere le occasioni che la vita offre. Parole con cui celebra l’atmosfera di festa ed estasi che raggiunge l’essere umano attraverso due componenti fondamentali della vita terrena: l’amore e il vino. Rappresentate da Bacco ed Arianna.

Ultima cena di Leonardo da Vinci-

Il vino protagonista nei secoli sia nei culti pagani dell’Antica Grecia che della società romana in cui era elemento di festa e di sfrenatezza, spesso associato al mondo degli dei, fino ad arrivare alla liturgia della Chiesa Cristiana, in cui il vino è usato nel rito sacro della Santa Messa, o è addirittura elemento centrale dell’Ultima Cena, da cui nasce il mito del Sacro Graal.

Poi prese il calice e, dopo aver reso grazie, lo diede loro, dicendo: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.” (Matteo 26:27-28)

Il Sacro Graal

Secondo la tradizione, il Sacro Graal o Santo Graal, è la coppa con la quale Gesù celebrò l’Ultima Cena e nella quale Giuseppe d’Arimatea raccolse il sangue di Cristo dopo la sua crocifissione.

Finisco, a chiosa di questo lungo articolo, con la riflessione di un filosofo e medico musulmano, Avicenna “Il vino è l’amico del saggio e il nemico dell’ubriaco. È amaro ed è utile come il consiglio del filosofo; è concesso alla gente e proibito agli imbecilli. Spinge lo stupido verso le tenebre e guida il saggio verso Dio”.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

error: Content is protected !!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: