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C’era una volta in Sicilia “La festa dei morti” e non era dolcetto o scherzetto

di Angela Badalucco

Vuole la tradizione siciliana, tra il sacro e il profano, che la notte precedente la commerazione dei defunti sia un’occasione di comunione con i propri cari morti. Un incontro da consumare a tavola, perché nel cibo e col cibo si celebra il più alto momento di convivialità familiare. Nasceva così la “festa dei morti”. Si festeggiava “virtualmente” con i propri defunti accogliendoli con una bella tavola apparecchiata anche per loro, ben sapendo che non c’erano più.

Così ce la raccontavano i nostri genitori, così sembrava meno lacerante il distacco, così credevamo di ritrovarli ogni anno. Da bambino certo non lo sai che la morte è quell’andare là per sempre, ti consola sentire che in quel posto si sta bene, ma non sai che non si ritorna. La mamma ti dice che la notte prima del 2 Novembre i nonni passeranno, troveranno da mangiare alla nostra tavola e lasceranno i doni per noi. Ma tutto ciò in pieno silenzio. Arrivano, ti sfiorano con un bacio sulla fronte, ma devi dormire, sennò scompaiono.

Ed ecco che la tradizione si compie. Vai a letto presto presto. Gli occhi chiusi chiusi, serrati, che quasi ti fanno male, e cerchi di dormire contraendo tutti i muscoli perché l’emozione ti tiene sveglio. Sai che devi dormire e l’indomani mattina sarà una festa grande perché, i nonni, che sono venuti a trovarti, hanno lasciato per te i loro doni, pensati proprio per te, come tu hai spesso chiesto! Ma sono simpatici questi nonni, allegri e giocherelloni come erano con te da bambino. Ti facevano trovare dolci e giochini, nascosti, quasi per caso, con quel gioco di “acqua, fuocherello, fuoco, fuoco” e si divertivano più di te. Volevano vedere la luce nei tuoi occhi quando li scoprivi e si illuminavano di riflesso.

Con questi ricordi ti addormenti come un sasso. Ma appena sveglio al mattino dopo, salti dal letto come una molla, cerchi dappertutto, sotto il letto, nella credenza, nell’armadio, in ripostiglio. Si sono proprio divertiti, i nostri nonni, a cercare il nascondiglio più improbabile. E tu corri di qua, ti scontri con una scivolata nel corridoio con la sorellina che corre di là e la mamma e il papà con quell’aria di mistero fermi in mezzo alla stanza.

Finché nella casa si alzano voci e urla al momento della scoperta. Un cestino con della paglia bianca e soffice, 4 noci, un melograno, 3 mandarini, della frutta martorana, lucida e vera, la pupa di zucchero che sta in piedi e sorride quasi del mio stupore. Immancabile la trombetta, o il trenino, o la bambolina per Maria. Gli occhi mi si riempiono di pianto, brillano di emozione e di gioia. Le corse ad abbracciare la mamma che aveva dato spazio a questa favola lasciando aperta la porta. Così aveva detto a noi bambini!

Halloween

Oggi questa favola è triste, oggi i bambini non chiudono più gli occhi, forte forte fino a farsi male. No, oggi i bambini si travestono da mostri e più sono brutti più è grande la festa. Ma questo è uno scherzo? Anzi dolcetto o scherzetto? Ogni volta che un bambino dice “dolcetto o scherzetto”, da qualche parte un nonno piange perché è solo. Manteniamo le nostre tradizioni!

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