Chiostro del Duomo di Monreale: una foresta di meravigliose colonne e capitelli

Il meraviglioso Chiostro di Monreale suggerisce alla mente una tale sensazione di grazia che ci si vorrebbe restare quasi per sempre … e chi non l’ha visto non può immaginare cosa sia l’armonia di un colonnato … meravigliano lo sguardo e poi affascinano, lo incantano, vi generano quella gioia artistica che le cose d’un gusto assoluto fanno penetrare nell’anima attraverso gli occhi …”                                            Guy de Maupassant      

  E, prima ancora di raccontare con le nostre umili parole, facciamo parlare le immagini … perché l’arte deve emozionare e suscitare il bisogno di conoscere                    

Il Chiostro del Duomo di Monreale sorge affiancato al duomo e faceva parte  del vecchio convento dei benedettini. E’, per dimensioni e ricchezza di decorazioni, certamente tra i più importanti non solo in Italia.  Un quadrato di 47 metri per lato, di costruzione romanica, il Chiostro di Monreale può vantare un’ infinità di capitelli  di pregio assoluto. Il chiostro, nella sua struttura , ricorda l’Alhambra di Granada. Per ogni lato si estende un portico costituito da 26 archi a sesto acuto. Ogni arco è sostenuto da doppie colonnine di marmo, ornate con intagli e mosaici policromi dai motivi più vari, certamente di tradizione antica e di ispirazione araba. Nell’angolo di sud-ovest si apre un ulteriore chiostro detto “Il Chiostrino e la fontana della vita” anch’esso quadrato entro il quale si trova la Fontana del Re,  con una  vasca rotonda. Da questa si innalza una colonna che somiglia nel fusto a una palma, riccamente lavorata e sulla cui cima è posto un capitello sferico scolpito con figure umane e teste d’uomo e d’animali, con dodici bocche leonine da cui sgorga l’acqua. In pratica, la fontana viene a rappresentare l’Albero della Vita.

Grande importanza rivestono i capitelli. La datazione risale al re normanno Guglielmo II d’Altavilla. Probabilmente, non vi è un unico progetto iconografico poiché vi si ritrovano i temi più vari. Da vicende bibliche o, comunque, d’ispirazione religiosa alla vita quotidiana. Il tutto in un mondo popolato di animali più o meno fantastici .

Per la realizzazione si è attinto a maestranze non solo locali ma anche forestiere non mancando di certo ai benedettini il modo di conoscerle ed ingaggiarle.

Di particolare importanza il “Capitello dell’annunciazione”, e il “Capitello della dedica” .

Molto interessante il capitello che raffigura un uomo intento ad uccidere un toro la cui posizione richiama la figura della Trinacria, simbolo della Sicilia.

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