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Compra il terreno davanti al Castello di Mussomeli per demolire l’ecomostro che rovinava la veduta

A Mussomeli, in provincia di Caltanissetta, succede qualcosa che ha dell’incredibile. Un imprenditore locale, Sebastiano Misuraca, noto per la sua sensibilità ambientale, amante del bello e del suo territorio, acquista un appezzamento di terreno, adiacente al cancello d’ingresso del castello di Mussomeli, dove da decenni, esiste un fabbricato abusivo che fa a pugni con la struttura storica e ostruisce la visibilità del castello Manfredonico. Dopo aver acquistato il terreno, il Misuraca fa eseguire immediatamente a sue spese i lavori di demolizione dell’edificio abusivo. A fare scattare la molla all’imprenditore, è stato lo sdegno manifestato da alcuni turisti stranieri.

“Una mattina mi trovavo con i miei nipoti nel piazzale del castello. Sono arrivati dei pullman con a bordo turisti tedeschi e appena scesi hanno guardato con orrore quel caseggiato. – Ha raccontato Misuraca al quotidano “La Sicilia”- Mi è scattata dentro una molla. Ho contattato i proprietari e ci siamo messi d’accordo, con l’assenso del sindaco Catania. In mezza giornata ho fatto demolire la casa, senza nemmeno entrarci dentro una volta“.

Dopo la demolizione, “nonno Sebastiano” ha chiesto ai nipoti se lo ritenessero pazzo per avere abbattuto una casa già costruita ed abitabile. La risposta è stata all’unanimità: “Nonno, hai fatto bene“. Il più grande dei nipoti ha aggiunto: “Farai felici tutti i mussomelesi”. E soprattutto, aggiungiamo noi, hai educato le tue future generazioni alla bellezza e alla legalità, al coraggio e al disprezzo del profitto!

Il gesto dell’imprenditore di Mussomeli suscita meraviglia, mentre dovrebbe suscitare disgusto chi violenta il territorio. Purtroppo questo concetto di bellezza, legato a una Italia contadina, ha lasciato il posto al partito del cemento, portando ferite e cicatrici indelebili sul territorio, le stesse che fanno piangere i morti durante i disastri naturali. Del resto, basta guardarsi intorno: un’accozzaglia di stili, di disordini, di disarmonie nelle città. E gli spazi verdi, i corsi d’acqua, le bellezze naturali: tutto violentato, trasfigurato, sepolto, divelto per rincorrere il profitto.

A tal proposito ci vengono in mente le parole di Peppino Impastato: «Se si insegnasse la bellezza alla gente, la si fornirebbe di un’arma contro la rassegnazione, la paura e l’omertà. All’esistenza di orrendi palazzi sorti all’improvviso, con tutto il loro squallore, da operazioni speculative, ci si abitua con pronta facilità, si mettono le tendine alle finestre, le piante sul davanzale, e presto ci si dimentica di come erano quei luoghi prima, ed ogni cosa, per il solo fatto che è così, pare dover essere così da sempre e per sempre. È per questo che bisognerebbe educare la gente alla bellezza: perché in uomini e donne non si insinui più l’abitudine e la rassegnazione ma rimangano sempre vivi la curiosità e lo stupore».

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