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Giacomo, pastore per passione: dalla Germania ritorna in Sicilia e salva dall’estinzione la capra girgentana

Storia vuole che questa splendida capra girgentana, originaria dell’Afghanistan, sia stata introdotta in Sicilia dagli Arabi nell’800 d.C., quando questi sbarcarono nel porto di Marsala e successivamente la capra si diffuse nel versante sud-occidentale dell’isola. Si trattava di allevamenti spesso in purezza, situati in periferia o all’interno della città stessa.

La capra girgentana, con le sue tipiche corna e il suo portamento fiero, si era ridotta ad un centinaio di esemplari: il suo latte delicato, prodotto in quantità limitata, ne aveva fatto una razza poco apprezzata dagli allevatori, soprattutto poco redditizia. 

Una splendida capra girgentana

Il suo nome deriva da Girgenti (oggi Agrigento) ed è assolutamente inconfondibile per le lunghissime corna a spirale o a turacciolo, corna presenti in entrambi i sessi che nei maschi possono raggiungere i 70 cm. È una capra di taglia media con pelo lungo, folto e bianco, talvolta maculato. Sul mento ha la classica barbetta e, sulla fronte, un ciuffo folto di peli che gli allevatori tagliano “a frangetta” solo alle femmine.

La Capra Girgentana è diversa dalle altre, è più vivace, molto intelligente, quasi un animale da compagnia; regale con quelle sue corna stupende, lunghe e attorcigliate a spirale, che le danno un portamento da modella.

Le capre girgentane al pascolo

Negli anni venti e trenta gli allevatori passavano di casa in casa, mungendo e vendendo il latte direttamente porta a porta. A salvarla dall’estinzione fu Giacomo Gatì, un emigrato in Germania, ritornato in Sicilia, metalmeccanico con la passione dell’agricoltura che ha  deciso, a Campobello di Licata, di salvare la capra perché lui con la Girgentana ci era cresciuto, gli ricordava la sua infanzia, quando ogni famiglia, nel paese, ne aveva almeno una. E così, da un ricordo e un amore mai sopito, rinasce la storia di questa razza ovina che viene allevata al pascolo libero, con l’integrazione di fave, orzo, avena, carrubo e, la sera, ricondotta in stalla.

La capra girgentana è ricercata per la produzione del latte, leggero, di ottima qualità dovuta all’equilibrio tra grasso e proteine, latte pregiatissimo che il caseificio di Giacomo Gatì a Campobello di Licata ha saputo trasformare in pregiati formaggi a caglio vegetale.

I vari formaggi ottenuti dal latte della girgentana

Oggi i formaggi delle capre girgentane, anche senza caglio, sono prodotti di qualità, ricercati anche in Francia, la patria del caprino: forse il maggior riconoscimento delle qualità offerte da un animale che rappresenta il pregio delle risorse locali. 

Giacomo Gatì è stato il primo a produrre caprini di Girgentana. Oggi la produzione si è diffusa e molti sono i caprini richiesti. Tra i preferiti ficu, avvolto nelle foglie di fico e realizzato con caglio vegetale sempre dello stesso frutto; mbriaca, la caciotta che viene fatta appunto mbriacare nel Nero d’Avola; ficarra, uno stracchino affinato ancora in foglie di fico; cinniri, che si lascia a lungo nella cenere del legno di Mandorlo; palbec dal nome del testicolo di becco, solo per chi non disdegna l’aglio; o trubbu, un caprino che prende il nome da una specie di argilla; o la tuma ammucciata, cioè nascosta nel gesso, come si faceva quando si nascondevano i prodotti nelle fessure dei muri di gesso. E ancora tanti altri tomini di robiola con i sapori di Sicilia, quali arancia, caffè, limone, gelso, pistacchio.

Una risposta a “Giacomo, pastore per passione: dalla Germania ritorna in Sicilia e salva dall’estinzione la capra girgentana”

  1. Bravissimo il signor Gatì, questo è vero amore per la Sicilia e per gli animali.

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