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I cittadini di Macari hanno paura, dopo gli incendi le piogge potrebbero costringerli a lasciare le case

di Nicola Biondo

Paure, silenzi e speranze di un paese assediato da frane, incendi e silenzi. E che tra qualche mese vedrete in Tv.

C’è un paese che sta scomparendo e che in attesa di scomparire vive con il naso all’insù. Pochi giorni fa è stato letteralmente assediato dalle fiamme. E adesso dopo il fuoco si aspetta l’acqua. E non è una buona notizia. Piove o non piove, si chiedono i suoi abitanti: si svegliano e vanno a dormire con questo tarlo in testa. È un paese di neanche 200 anime e tra qualche mese tutti gli italiani lo conosceranno perché una fiction della Rai porta il suo nome. Lo conosceranno anche se sta scomparendo: prima flagellato dagli incendi, ora minacciato dalle frane.

Il paese si chiama Macari ed è una frazione di San Vito Lo Capo e tanti anni fa doveva ospitare una raffineria di petrolio e invece il suo golfo è stato salvato: è tra i più suggestivi della Sicilia e si trova tra due riserve quella dello Zingaro, la prima riserva naturale siciliana, e quella di Monte Cofano. Questo che vedete è il prima e il dopo l’incendio alla riserva.

Lo Zingaro, prima e dopo l’incendio del 31 agosto

Macari sta morendo tra le fiamme degli incendi, due enormi tra il 2012 e il 2020, e le sue montagne che crollano, inaridite da quelle fiamme. Il disastro era stato annunciato poche settimane prima da un gigantesco rogo appiccato alla riserva di Monte Cofano.

No, non è solo questa la verità: Macari sta morendo per l’incuria dell’uomo e dei suoi governanti. Ci sono decine di allarmi partiti in questi anni: frane, allagamenti, incendi. Ma a Macari come a San Vito Lo Capo, entrambe mete di turisti da tutto il mondo, non c’è un piano per tramandare la sua bellezza. Non esiste un piano anti-incendi, non esiste un protocollo di protezione civile per il controllo del territorio, non c’è prevenzione, i terreni comunali sono lasciati incolti. A Macari una frana ha già devastato il paese: era il 2001.

C’era un piano di rimboschimento, per proteggere le zone già colpite: mai attuato. Si parla di centinaia di migliaia di euro mai spesi. Il terreno comunale teatro della frana oggi è ridotto ad un cumulo di immondizia, se le fiamme di pochi giorni fa fossero arrivate fin lì le case adiacenti avrebbero preso fuoco.

E ora dopo gli incendi del 31 agosto scorso si temono le piogge: i residenti hanno allertato tutte le istituzioni. “Siamo in pericolo” hanno scritto alle massime Autorità regionali e locali. Non c’è solo la montagna già crollata, a Macari sono decine le zone pericolose, franose, da mettere in sicurezza.

Macari, la montagna franata nel 2001 oggi bruciata, definita zona R4, massimo pericolo

Ad oggi dalla Regione, dal Prefetto, dal Sindaco non è arrivata risposta. I Macaresi intanto spazzano la fuliggine e guardano il cielo. La voce che gira è semplice e terrorizzante: se piove forte andate via. Il meteo segnala che tra poche ore arriveranno i primi temporali. Quando succederà tutti sanno che potrebbero essere costretti a scappare, lasciare tutto. E sperare che la natura non “si vendichi”.

Provateci voi a vivere così…

Se questa storia vi ha interessato, se siete stati a Macari in vacanza e ne avete un buon ricordo, se avete provato una esperienza simile a questa, fate girare questa storia, condividetela, scrivete al Presidente della Regione, al Prefetto di Trapani, alla Protezione Civile, al Sindaco di San Vito Lo Capo. Senza polemiche, senza tante parole: ditegli solo che c’è un paese che sta franando.

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