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Il carretto siciliano: da semplice mezzo di trasporto a opera d’arte, emblema della sicilianità

Il carretto siciliano è sicuramente tra gli elementi che più connotano la cultura siciliana; un mezzo di trasporto che unisce alla funzionalità del trasporto una trasmissione del sapere quasi enciclopedica; nell’800 ha infatti rappresentato un vero e proprio libro dove venivano raffigurati episodi storici, letterari, epici, cavallereschi e religiosi.

Con il passare degli anni, il carretto, ha assunto un valore emblematico folkloristico che è quello diffuso dalle pubblicazioni turistiche, sopravvivenze di un mondo scomparso, diffondenti informazioni superficiali. Si deve risalire alle origini del carro, ai mezzi di trasporto che lo hanno preceduto, per studiare l’evoluzione delle tecniche costruttive a partire dal “carruzzuni ri voi”, dei carri a slitta o ruote con una stanga centrale, trainato da una coppia di buoi, sostituito infine da quello a due stanghe e trainato da un solo animale. Nel XIX secolo, la condizione stradale, notevolmente migliorata, portò ad un perfezionamento strutturale e a una evoluzione in funzione di ciò che trasportava.

Tre sono le tipologie dei carretti (in base al trasporto effettuato)

U Tiralloru” con laterali bassi e rettangolari, era utilizzato per trasportare la terra;

U Furmintaru” con laterali rettangolari più grandi era utilizzato per trasportare frumento;

U Vinaloru” con le fiancate trapezoidali e le tavole inclinate, utilizzato per trasportare il vino.

Moltissimi gli elementi che differenziano il carro per aree di provenienza, soprattutto la ruota la cui costruzione richiede esperienza particolare, competenza e collaborazione; il sapere che viene gelosamente custodito è tramandato da padre in figlio e ciò vale per fabbri, falegnami, scultori e pittori ovvero gli artigiani del carretto.

Tra gli elementi che differenziano il carro per aree di origine vi sono anche le rappresentazioni il repertorio, inizialmente trae spunto dalle raffigurazioni ornamentali dei mezzi di trasporto aristocratici, che si arricchiscono inoltre di differenti scuole: decoratori di carrozze, pittori di tavolette votive e pittori di vetro.

Temi raffigurati: 1) Devoto – biblico – agiografico, 2) Storico – cavalleresco 3) Leggendario – fiabesco, 4) Musicale (liriche), 5) Realistico – venatorio – veristico.

  Variazioni di stili e cromatiche nelle diverse parti dell’isola, sottolineano ad esempio, la presenza dei gialli e rossi con decorazioni fitomorfe, nella Sicilia occidentale. I prugna e gli azzurri con decorazioni antropomorfe nella Sicilia orientale.

La  pittura del carro si afferma perché assolve diverse funzioni: protettiva del legno, magico- religiosa antropica di allontanamento del male e del negativo, pubblicitaria per i carri che hanno funzione commerciale, per attirare gli acquirenti e di status symbol per dimostrare la ricchezza del proprietario.

La pittura assolve un carattere narrativo facendo proprio il repertorio della cultura egemone tratto dalle fonti letterarie o storiche riplasmato ed elaborato secondo codici personali accettati dalla comunità.

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