Il fascino senza tempo di Ragusa Ibla: perla del barocco siciliano e patrimonio dell’umanità

«Bisogna essere intelligenti per venire a Ibla, una certa qualità d’animo, il gusto per i tufi silenziosi e ardenti, i vicoli ciechi, le giravolte inutili, le persiane sigillate su uno sguardo nero che spia». Così dichiarò Gesualdo Bufalino, scrittore e aforista di Comiso parlando del gioiello barocco.

Ragusa Ibla – Foto di Marco Tubaro

Ragusa fu fondata dai Siculi fin dal XIV secolo avanti Cristo, con il nome di Hybla Haerea, che voleva dire luogo da cui proviene il grano. Di questi popoli restano significative testimonianze nelle necropoli ancora visitabili intorno alla città barocca. Ibla è il nome di molti siti preistorici della Sicilia orientale, appartenuti verosimilmente al popolo dei Siculi che avevano addirittura un re chiamato Iblone. Da Ibla prendono il nome i monti Iblei e persino l’ottimo miele, detto appunto miele ibleo che si produce su questi monti ancora oggi.

Il nucleo originale della cittadina, costituito da villaggi siculi, venne presto abitato da popolazioni greche e romane devote alla dea Hybla. Nel periodo bizantino, nella città, fu eretto un castello che le conferì una certa importanza. Ben presto conquistata dagli arabi, nell’848, Ragusa rimase sotto il loro dominio per due secoli e mezzo. A seguito della dominazione normanna, Ibla fu data in feudo dal conte Ruggero al figlio Goffredo, e rimase nelle mani dei suoi discendenti sino all’arrivo degli svevi sotto la cui dominazione Ragusa Ibla divenne parte della Contea di Modica.

Ragusa Ibla – Foto di Danilo Mancuso

A partire dal 1452 cominciò una particolare forma giuridica, detta enfiteusi, che permise la concessione delle terre a chi le lavorava, mediante processi di migliorie e pagamenti di canoni (oggi anche riscatti economici) che caratterizzò tutta la successiva storia della Contea. Questa legislazione favorì la nascita di una nuova classe di proprietari borghesi, alcuni dei quali addirittura poterono comprare titoli nobiliari generando una nuova nobiltà, detta minore.

Nella storia di Ibla ci furono molti eventi luttuosi con carestie e catastrofi naturali. Il tremendo terremoto dell’11 gennaio del 1693 rase al suolo la città causando circa 5.000 morti. Dopo il terremoto, ci furono contrasti e opinioni diverse circa la ricostruzione. Una parte della vecchia aristocrazia decise di ricostruire sopra le vecchie macerie, sulle quali sorsero edifici e monumenti in stile tardo barocco che ancora oggi sono il fiore all’occhiello del paese e attraggono numerosi visitatori, mentre i nuovi borghesi preferirono ricostruire i nuovi edifici nella Ragusa Nuova, più in alto.

Ragusa Ibla, duomo di San Giorgio – Foto di Danilo Torrisi

Ed ecco che nacquero rivalità tra le due Ragusa, con amministrazioni e vita politica differenti. Il quartiere antico nel 1866 si staccò amministrativamente dal resto della città diventando comune autonomo col nome di Ragusa Inferiore, fino al 1922, quando divenne solo Ibla. Il 2 Gennaio 1927, assurgendo a capoluogo di provincia la città di Ragusa, i due comuni furono riuniti e il vecchio centro storico prese il nome di Ragusa Ibla o in dialetto ragusano, solo Iusu, in basso. Questo bellissimo quartiere è situato a est della città, sopra una collina che va dai 385 ai 440 metri sul livello del mare e i due quartieri sono uniti da una lunga scalinata che, da Ragusa Superiore scende ripida verso Ibla mostrando semplici case barocche, palazzi riccamente decorati e chiese le cui cupole si alzano sopra i tetti.

Ragusa Ibla – Foto di Danilo Mancuso

Camminando tra i vicoli del quartiere barocco ci si trova immersi in una medina araba. Partendo, in prossimità di Piazza della Repubblica, dalla Scala dell’Orologio, conosciuta come a’scalidda ro’roddiu, ci si perde in intricanti stradine, sulle quali regna il maestoso Duomo di San Giorgio, tra archi, vicoli, scale e panorami mozzafiato, stupendi soprattutto al tramonto, come in un labirinto dall’uscita sicura, però, verso la piazza principale.

L’antica città Ibla, famosa in tutto il mondo, set di film, fiction e non solo, è stata inserita dal 2002, fra i siti barocchi Patrimonio UNESCO  della Val di Noto. Contiene oltre cinquanta chiese e numerosi palazzi in stile barocco che una volta nella vita bisogna assolutamente visitare.

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