Il Fico: storia, curiosità, proprietà e benefici del frutto degli dei.

Il Fico è una pianta originaria del mediterraneo. I suoi frutti, si distinguono in fioroni, in siciliano “bifari” (a doppia fruttificazione e a maturazione primaverile-estiva), e fichi veri o “forniti” (a maturazione estivo-autunnale), ottimi sia freschi che conservati o lavorati: secchi, marmellate, sciroppi, liquori e distillati.

In Sicilia l’albero di fico è usato come arvulu ri ùmmura, (albero per fare ombra) le varietà tipiche sono il Sangiuvanni (maturazione a fine giugnu), l’Austino (pieno agosto) e il Settembrino o ficu tardivo.

Notoriamente dolci, i fichi contengono in realtà 47 kcal per 100 gr, una quantità inferiore rispetto a quella di uva e mandarini. Oltre che di potassio, ferro e calcio, i fichi sono anche ricchi di vitamina B6: tre fichi ne contengono 0,18 mg, pari al 9% del fabbisogno giornaliero; sono anche ricchi di vitamine del gruppo A, B1, B2, PP, C. 

L’albero di Fico e stato sempre molto apprezzato, non solo per la dolcezza dei suoi frutti, ma anche per il suo valore simbolico: in India il fico è addirittura considerato un albero sacro chiamato Asvattha”, mentre lo si può trovare svariate volte citato all’interno della Bibbia, sue per esempio erano le foglie con cui si coprirono Adamo ed Eva dopo aver mangiato la mela, ed era sempre un albero di fico, quello che Zaccheo utilizzo per arrampicarsi e scorgere Gesù, e quello scelto da giuda per impiccarsi dopo d’aver tradito il maestro.

Albero di Fico

L’albero di fico è legato alle origini di Roma. Pare infatti che la cesta contenente Romolo e Remo, destinati a morire come frutto illegittimo della vestale Rea Silva, non fu trascinata dalla corrente del Tevere che era straripato, ma si arenò miracolosamente in un’insenatura fangosa, sotto un fico selvatico: proprio all’ombra di questo fico la lupa nutrì i due gemelli. Publio Ovidio Nasone racconta che in occasione del capodanno era usanza offrire, ad amici e parenti, frutti di fico e del miele come augurio per il nuovo anno. Secondo Plinio mangiare fichi «aumenta la forza dei giovani, migliora la salute dei vecchi e riduce le rughe». I fichi erano un alimento amato da atleti e convalescenti, grazie all’apporto calorico e alla facile digeribilità. Fra le antiche popolazione che si nutrivano di fichi vi furono gli Etruschi e i Fenici.

Nell’antica Grecia il fico era protagonista di molti miti, spesso a carattere erotico. Era considerato un albero sacro in quanto albero primordiale, pianta sacra al dio Dioniso, poiché i greci attribuirono a questo dio la nascita del fico. Nel V Secolo a.C. il medico greco Ippocrate cita nei suoi scritti il caglio animale come alternativa a quello di fichi. Lo stoico Zenone di Cizio era un grande estimatore di fichi, lo era anche Platone, tanto da vedersi attribuito il soprannome di “mangiatore di fichi”. Oltre ad esserne particolarmente ghiotto, Platone li raccomandava infatti anche ad amici e studenti per rinvigorire l’intelligenza. I Greci utilizzavano il lattice di fico per far cagliare il formaggio. Omero scrive che il ciclope Polifemo produceva formaggi nella sua grotta, probabilmente utilizzando anche succo di fico per far cagliare il latte. Aristotele documenta la tecnica della coagulazione del latte con il succo di fico e con caglio di origine animale.

I Fichi sono l’ingrediente principale per la preparazione di diversi dolci e biscotti Siciliani come i “Cuddureddi, fatti di farina , zucchero, strutto, uova, latte, fichi secchi macinati e chiodi di garofano o i famosi “buccellati” o “cucciddati di Farina, burro, zucchero, vino Marsala, uva passa e sultanina, noci, pinoli, scorza d’arance, chiodi di garofano e naturalmente fichi secchi.

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