Crea sito

Il Lazzaretto di Trapani, uno dei simboli della città che merita di essere restituito alla cittadinanza

di Sergio Pace

Il Lazzaretto di Trapani ha rappresentato un espediente storico per la risoluzione del problema della trasmissione delle malattie attraverso contagio, che ha registrato il suo picco nella seconda metà del XIX secolo, con l’approdo in porto di navi, unite alle loro mercanzie. Un luogo, un bene monumentale che appartiene alla città di Trapani, parte integrante dell’identità culturale del nostro territorio da salvaguardare e valorizzare. I suoi interni trasudano di una parte di storia trapanese che in molti non conoscono. Uno strumento di protezione contro le malattie infettive, diaframma tra la città e chi veniva dal mare. Uno dei simboli di Trapani che merita di essere restituito alla cittadinanza.  

La Colombaia e le due casupole (casina sanità o lazzaretto) sull’isolotto di Sant’Antonio del Mare, antecedenti al 1753. Da trapaniinvittissima.it

Secondo quanto riferisce Vito Catalano, ovvero l’agostiniano scalzo Benigno da Santa Caterina, durante il governo di Gaspare de Micheroux, dietro le mura del giardino della chiesa dei frati Cappuccini, sorgeva un lazzaretto, dove venivano accolti i portatori di malattie infettive.

L’interno prevedeva varie divisioni di spazi, con diverse stanze e cancelli di legno. Da qui, attraverso una lunga, larga e praticabile scogliera, si arrivava all’isoletta chiamata di S.Antonio del Mare, attorno alla quale risiedevano le barche che dovevano scontare il loro periodo di quarantena.  Nell’immagine qui riportata, possiamo notare la presenza, nell’isoletta di Sant’Antonio, di due casupole (casina sanità o lazzaretto), probabilmente antecedenti al 1753. Ad avvalorare tale deduzione il fatto che nella terrazza del castello della Colombaia è assente la lanterna, non ancora costruita su progetto di Giovanni Biagio Amico, e che non risulta essere presente la scogliera di congiungimento dell’isolotto alla terraferma. Un tempo, proprio nell’isoletta di Sant’Antonio, si trovava la chiesa fatta costruire dai marinai trapanesi (distrutta poi nel XVI sec.). Il Benigno ci riferisce anche del bando del 1745 del vicerè Bartolomeo Corsini, principe di Sismano, sull'”Istruzioni da osservarsi ne’ lazzaretti di mare e di terra”, in cui nei 38 articoli si evidenzia la necessità di realizzare o modificare i lazzaretti. In seguito, dal 1831 al 1838 venne edificato un nuovo lazzaretto, fatto iniziare dal tenente generale Giovan Battista Fardella, su progetto dell’architetto Antonino Gentile.

Lazzaretto di Trapani. Da trapaniinvittissima.it

Il progetto del lazzaretto per la contumacia, realizzato a forma di ferro di cavallo, prevedeva lo spianamento dell’area e dei massi con diversi riempimenti e la costruzione dell’edificio, della cancellata, della pavimentazione con ciottoli, delle arcate, delle finestre e della cisterna, con cantoni delle cave di Favignana, murati con calce, arena e puzzolana. Il pavimento delle stanze d’alloggio per le persone in quarantena doveva prevedere mattoni di Marsala. Il prospetto, di ordine ionico, doveva essere intonacato  con ricciato di calce puzzolana, le pareti con pietra locale squadrata murata con calce e il tetto coperto di tegole. Nel progetto era prevista anche la costruzione della scala per accedere alla cappella, la stanza d’abitazione del capitano, quella del corpo di guardia militare e la cucina.  Grazie al contributo del futuro ministro Nunzio Nasi, il 4 dicembre 1885 venne firmato formalmente l’atto di transazione e il passaggio del lazzaretto dalla proprietà del Regno d’Italia al comune di Trapani. Il lazzaretto fu chiuso subito dopo. La struttura venne ampliata nel 1910 ad opera dell’ingegnere Manzo.

Il lazzaretto assunse anche la funzione di rifugio per i profughi del terremoto del 1968 e nel 1976 ospitò gli sfollati in occasione dell’alluvione. Dagli anni ’90 una piccola parte è in comodato d’uso alla Lega Navale Italiana. Il comune, proprietario dell’immobile, lo aveva posto in vendita al costo di 11 milioni di euro, per sopperire alle logiche esigenze finanziarie, sollevando nel 2012 la protesta dei cittadini che, costituendo un comitato spontaneo chiamato “Lazzaretto nostro” riuscì a bloccare la procedura. Tutto ciò perché il piano regolatore vigente della città di Trapani individua questo immobile come zona omogenea F Attrezzature Pubbliche Culturali. Quindi un immobile che dovrebbe essere destinato a manifestazioni culturali, artistiche, teatrali. Il tutto venne poi confermato e ribadito con il Decreto Regionale 1104 del 2013, che vincola l’immobile e lo rende inalienabile.   

Fonti online: “Turismo Trapani – LAZZARETTO – monumenti e musei Trapani” http://www.trapaniinvittissima.it/files/1831_progetto_lazzaretto.pdf

Rispondi

error: Content is protected !!
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: