Il “padrenostro verde” il rito per “tagghiare” una tromba d’aria.

Il Dragone, da cui in siciliano “draunara”, così viene anche chiamata la tromba marina, viene quasi sempre vista come l’opera maligna di un demone. Poiché si credeva, infatti, che le trombe marine fossero di certo opera del diavolo, il comandante della nave, era in uso recitare con un coltellaccio in mano, il cosiddetto “padrenostro verde”, consistente in una sequela di indicibili bestemmie, atte ad ingraziarsi il demone maligno autore della tromba marina:

Lùniri santu, Màrtiri santu
Mèrcuri santu, Iòviri santu
Vènnari santu, Sàbbatu santu
Duminica di Pasqua
sta cuda a mmari casca
e pi lu nnomu di Maria
sta cuda tagghiata sia

Pronunciate queste parole il marinaio fa tre tagli orizzontali con la mano, come a voler tagliare la coda della tromba marina, che a questo punto si solleva al cielo e scompare, lasciando il mare tranquillo e senza un alito di vento. Solo in seguito, secondo l’usanza, quando il “dragone” si sarebbe calmato, il comandante avrebbe potuto recitare il padrenostro cristiano, come insulto e sberleffo al demone maligno.

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