Il Santuario della Madonna Nera di Tindari e la leggenda della nascita dei laghetti di Marinello

Santuario di Tindari

Una vacanza alla scoperta dell’anima più autentica della Sicilia non può non contemplare una tappa a Tindari, meravigliosa cittadina nel golfo di Patti, in provincia di Messina, un luogo affascinante in cui arte, cultura, fede e mito si fondono inscindibilmente.

A Tindari, la dominazione romana ha lasciato numerose testimonianze architettoniche, oggi concentrate nel cuore dell’area archeologica. Sono visibili il Teatro, la Basilica, le Terme e alcune abitazioni patrizie con mosaici ben conservati.

In corrispondenza dell’antica acropoli, sul versante orientale del promontorio a strapiombo sul mare, si erge il Santuario della Madonna Nera, oggi diventato il principale sito d’interesse del luogo; al suo interno è custodita una statua bizantina in legno di cedro del Libano raffigurante la Madonna con Bambino. Secondo una leggenda la statua della Vergine giunse nel golfo di Tindari nascosta nella stiva di una nave che, colta da un’improvvisa tempesta, cercò riparo nel golfo. Terminata la tempesta la nave non riuscì più a ripartire, come se fosse trattenuta da una forza soprannaturale. E non accennò a muoversi se non quando i marinai, increduli, consegnarono la cassa contenente l’effige della Vergine agli abitanti del luogo.

Icona della Vergine Nera di Tindari

Un segno divino che manifestò a tutti la volontà della stessa Madonna di voler dimorare in quel luogo. Da allora la statua delle Vergine Nera, è conservata all’interno del Santuario, in cima al promontorio che sovrasta il golfo di Tindari e che domina la Riserva Naturale Orientata dei Laghetti di Marinello.

Secondo un’altra leggenda, anche la nascita di questi laghetti è legata al culto della Madonna Nera e alla storia di una bambina caduta dalle braccia della madre.

La donna, giunta fino in cima al Santuario per venerare la Vergine, alla vista dell’icona sacra restò delusa del colorito scuro ed esclamò:- “Sono venuta da lontano per vedere una più brutta di me!” Mentre pronunciava quelle parole, la bimba che portava in braccio le cadde di mano e iniziò a precipitare dall’alto del monte. D’un tratto le acque tempestose che lambivano la rocca sulla quale svetta il Santuario si ritirarono fino a formare una culla soffice di sabbia proteggendo la piccola da ogni pericolo. A testimonianza del miracolo avvenuto, la spiaggia di Tindari si presenta oggi a forma di donna con le braccia della Vergine che accolgono la bimba precipitata.

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