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Il ventaglio, “u muscaloru”, in palma intrecciata e’ un prodotto tipico dell’artigianato siciliano

Palma nana

La palma nana o palma di S. Pietro è molto diffusa in Sicilia lungo le coste meridionali e soprattutto nel trapanese. Ancora qualche artigiano locale come il signor Michele di Custonaci, che abbiamo intervistato, utilizza le sue foglie per lavori d’intreccio, soprattutto per fare scope rudimentali. Alla domanda se questo tipo di attività avrà futuro ci risponde con un tono di malinconia -“Nessun futuro “arrivati semu”.”- a significare che non ci sono giovani interessati a portare avanti una tradizione di scarso interesse economico.

Infatti è un lavoro che richiede molti passaggi dalla raccolta delle foglie, alla loro pulizia dalle spine, all’essiccazione, all’intreccio per poi realizzare oggetti vari con la corda, “la curina” così ottenuta.

Coffa realizzata a mano da valenti artigiani locali

“Intrecciare la curina non è facile ma, una volta imparato, diventa un movimento automatico e lo si realizza a memoria con movimenti sicuri e quasi magici”.- raccontano gli anziani che ancora lavorano con passione. Una volta fatta questa corda, che è un materiale resistente al calore e all’usura, si realizzano vari oggetti anche di uso domestico come scope, tappeti e ventagli oltre alle più fortunate coffe.

“u muscaloru”

“U Muscaloru” è costruito con le foglie di palma nana intrecciata. Si tratta di un ventaglio rustico, tipico dell’artigianato siciliano, rotondo (circa 28/30 cm. di diametro) con il manico di legno che si usava per alimentare il fuoco e ravvivare la brace. Ma terminata la sua primaria funzione veniva appeso alle pareti come oggetto d’arredamento negli antichi caseggiati rurali.

Nasce però come attrezzo per cacciare le mosche (da qui il suo nome “muscaloru”) dato che durante la civiltà contadina, quasi tutte le famiglie, in modo particolare i benestanti, tenevano nei magazzini, nei cortili e nelle stalle  animali di vario tipo e non mancavano le mosche. Infatti tutti i rifiuti e gli escrementi degli animali finivano nella concimaia e non c’erano certo condizioni igieniche particolari all’epoca.

Ha avuto un momento di gloria “u muscaloru” quando, alla sua sommità il portone era sormontato dal  “muscaloru”, una sorta di finestrella che serviva, oltre che per ingentilire ulteriormente tutto il palazzo, per dare luce all’ingresso. Costruito dal fabbro, aveva la forma di ventaglio con al centro, dalla parte bassa e larga, sempre in ferro battuto, quasi sempre inseriti le iniziali del nome e cognome del proprietario. Quindi era chiamato “muscaloru”, per la forma che richiamava il ventaglio. Come complemento d’arredo del portone di casa era segno di ricchezza.

Curiosita’

A proposito di muscaluru c’è una divertente e ammiccante curiosità che gli anziani raccontano. Si dice che la donna, sventolandosi, per rinfrescarsi dalla calura, mandi inconsciamente dei messaggi verso l’uomo. La signorina lo agita velocemente. Tradotto significa: “lu vogghiu, lu vogghiu, lu vogghiu…” – La signora lo muove lentamente con aria appagata e significa: “ci l’haiu, ci l’haiu, ci l’haiu…” – La vedova lo muove con fare quasi svogliato da una parte all’altra, come se avesse la mano snodata e tradotto in parole significa: “l’avia e lu persi, l’avia e lu persi, l’avia e lu persi...

Questa è preistoria di palese matrice maliziosa e un po’ maschilista!

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