Il virus uccide anche le tradizioni. Arriva lo strano pranzo di Pasqua senza nonni, zii, cugini e fidanzati.

Niente pranzo con i parenti, e niente messa di Pasqua.
Niente gita al mare per aprire le finestre della seconda casa.
Arriva la “strana” Pasqua dove tutti gli Italiani resteranno in casa, in famiglia, ma solo con quelli con cui vivono, senza nonni, zii, cugini o fidanzati.

Una Pasqua malinconica anche per la Sicilia, regione in cui è ancora forte la trazione dei pranzi in famiglia e dove mamme, zie e nonne, sono abituate a riunirsi per iniziare a preparare il pranzo di Pasqua già alle prime luci dell’alba. Di prima mattina infatti, le case dei siciliani si riempiono di odori che sanno di tradizione e famigliarità. Gli anelletti alla palermitana rappresentano un classico del pranzo di pasqua. Di origine araba, un piatto unico, per l’elaboratezza della preparazione e l’infinito numero di ingredienti presenti: carne, uovo, pasta al sugo, piselli, melanzane e a volte anche prosciutto e parmigiano.
È pur vero che in Sicilia, un piatto unico non è mai unico. Ad esso segue sempre un secondo ancora più elaborato del primo, spesso accompagnato dal contorno e da un vassoio pieno zeppo di cannoli, graffe e cassatine con la ricotta.

Secondo immancabile del pranzo di Pasqua è il classico agnello o il più diffuso falso magro al sugo che la maggior parte dei siciliani conoscerà con l’inconfondibile nome di “bruciuluni”.Di origini palermitane, “u bruciuluni” come tutti i piatti della tradizione enogastronomica sicula, cambia nel ripieno a secondo delle usanze locali.
Si dice che sia stato inventato nel settecento, da un cuoco francese a servizio di una delle famiglie dell’aristocrazia siciliana, alla quale piaceva stupire gli ospiti con banchetti succulenti.Un rotolo di carne di vitello, super condita all’interno con uova sode, salumi, pinoli e irrorato di sugo. C’è chi dice che proprio la presenza della salsa di pomodoro fa del falso magro una ricetta nata dopo l’Ottocento, cioè dopo l’importazione del pomodoro in Sicilia.
Ad ogni modo, le antichissime origini del falso magro, di certo, restano indiscusse.

Un secondo di carne merita un signor contorno e la “parmigiana di melanzane” lo è. Anch’essa di origine settecentesca, deve il suo nome alla sua forma simile alla “parmiciana” l’insieme dei listelli di legno che formano le persiane.
Si tratta di un timballo di melanzane intervallato da strati di caciocavallo filante e di sugo fresco.

Intorno alle undici di mattina, l’odore del fritto ha ormai invaso l’intera casa ed esce anche dalle finestre spalancate, invadendo le strade assolate, ma è proprio questo che fa festa.

Immancabili a tavola anche i dolci tipici che in Sicilia sempre danno colore e carattere di festa ad ogni ricorrenza. Non sarà facile per tutti reperire cannoli, cassate, graffe, pesche e agnelli pasquali, ma la creatività e la fantasia in cucina dei Siciliani siamo sicuri che non farà mancare nulla di tutto ciò.

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