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In pochi sanno che la Sicilia è terra di tartufi. Un’occasione di sviluppo da non sottovalutare

Quando si parla di tartufi non ci viene in mente la Sicilia, il nostro pensiero va alle regioni del nord Italia. Invece dobbiamo ricrederci: la Sicilia è terra di tartufi ma in pochi lo sanno. Queste ricchezze della nostra terra sono presenti tutto l’anno, ma tutto dipende dal clima e dalle piogge.

“La Sicilia – ha detto il micologo Arturo Bucchieri – può essere divisa in più parti, anche in rapporto al tipo di terreno che per il tartufo deve essere essenzialmente calcareo: la zona orientale con le province di Siracusa e Ragusa ricchissime di Tuber Aestivum (scorzone) e di Tuber Borchii (bianchetto), quella dei monti Iblei o i Nebrodi, in particolare Capizzi, un piccolo centro del messinese, i cui i boschi sono ricchi di tartufi tra cui il Nero Pregiato, il Nero Invernale, il Bianchetto, quello Estivo o Scorzone e il tartufo Uncinato. Buona quantità di Tuber Brumale e piccole quantità di Tuber Uncinatum e Melanosporum”. “La zona occidentale con i monti Sicani  ricchi di Tuber Aestivum e Tuber Borchii. La provincia di Trapani con buone quantità di Borchii ed Aestivum nella zona di Castellammare e Alcamo. La zona di Palermo con Partinico, Cinisi, Ficuzza  (per il brumale), Godrano (per il Borchii). La zona delle Madonie per l’Aestivum e il Brumale”. – ha poi aggiunto Bucchieri.

Tartufi siciliani

Tra i tartufi del Nord Italia e il tartufo siciliano non vi sono differenze sostanziali. Il nostro potrebbe essere addirittura più profumato, perché ci sono meno piogge e i profumi restano più concentrati. Questo prodotto può essere apprezzato crudo, condito “a carpaccio”, con olio e pepe. Ancora, nella pasta aglio e olio o come piace.

Il tartufo potrebbe rappresentare un’occasione per dare una svolta all’economia siciliana. E sembra che a livello legislativo ci siano iniziative da parte di alcune associazioni micologiche del territorio. La regione Sicilia è stata sollecitata a stilare un disegno di legge che ponga le basi per far sì che l’attività di ricerca ed estrazione dei tartufi venga regolamentata. Solo così potrebbero partire attività per coinvolgere non solo il settore agroalimentare, ma anche quello turistico.

In Sicilia il tartufo è presente tutto l’anno e dipende dalle piogge, dalle temperature e dalle altitudini. Tutto questo dal punto di vista teorico; basta una stagione con scarse piogge o scirocco forte e il tutto non ha valore. A Capizzi, nel Messinese, ogni anno, alla fine del mese di ottobre si tiene una Sagra dedicata al Tartufo dei Nebrodi, con un ricco programma di degustazioni, spettacoli, mostre e momenti di approfondimento.

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