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In provincia di Enna sorge il Parco Minerario Floristella-Grottacalda, oggi museo a cielo aperto

Foto di Copertina di Sicilian Fan

L’Ente Parco Minerario Floristella-Grottacalda, in provincia di Enna, nel cuore della Sicilia, è stato istituito con legge regionale il 15 maggio 1991. Un ente di diritto pubblico che ha sede nella ex miniera Floristella, in funzione fino al 1984. Responsabili della gestione del Parco sono la Regione Siciliana, la Provincia di Enna, i Comuni di Enna, Aidone, Piazza Armerina e Valguarnera.

Parco minerario Floristella – Grottacalda da La via dei tesori

Nel Parco, in un’area di 400 ettari, sottoposta ai vincoli di tutela ambientale, uno dei più importanti esempi di archeologia industriale del Mezzogiorno, sono visitabili, all’interno di un territorio boschivo, gli impianti per l’estrazione e la lavorazione dello zolfo; ne fanno parte anche la Solfara Grottacalda e il Palazzo Pennisi, dimora del barone imprenditore, Agostino Pennisi, che vi abitò con la sua famiglia; un pezzo di storia siciliana, quella dell’estrazione dello zolfo.

Miniera Floristella

Lo zolfo in Sicilia è stata una delle più importanti risorse minerarie dell’isola e quella del Parco Minerario Floristella-Grottacalda, per tanto tempo è stata anche la zona di massima produzione a livello mondiale, anche se, fino alla metà dell’Ottocento, l’attività estrattiva era basata sul duro lavoro manuale di migliaia di scavatori, spesso a prezzo di disumano sfruttamento, anche dei cosiddetti carusi, adolescenti e perfino bambini di 6 anni, che per poche manciate di soldi venivano ceduti dalle famiglie ai picconieri che li usavano per il trasporto a spalla dello zolfo in cambio di una misera paga.

I carusi nelle miniere di zolfo

Il parco minerario è costituito da tre siti estrattivi: Floristella, Grottacalda e Gallizzi. A Floristella si trova la sede del Parco ed il Palazzo Pennisi che sarà sede del museo della civiltà mineraria. Sotto il palazzo si aprono le fornaci (“calcheroni”), in cui il minerale bruciava per poi colare liquido nelle forme di legno. Intorno si trovano ancora dei panotti di zolfo pronti per il trasporto ma lasciati lì e “pietrificati” dall’abbandono, oggi reperti di questo museo a cielo aperto.

Pozzo

In posizione soprastante si nota un pozzo, quando finalmente non furono più i bambini a riportare alla luce il minerale bensì quei vagoncini che, arrugginiti, sono fermi nel punto là dove finirono il loro ultimo viaggio dall’interno della terra.

Nella pineta si trovano i tunnel che servivano per giungere in fondo alle miniere dello zolfo. In tutta l’area del parco si avverte un acre odore; sono le acque sulfuree che danno vita ad emissioni di metano e acqua che risalgono dal sottosuolo.

A Gallizzi, immersa nel bosco, si scopre la parte più antica della miniera che risale al 700, mentre a Grottacalda si possono visitare pozzi, ciminiere, forni e la ferrovia.

Ciaula scopre la luna

Pirandello raccontò la dura vita dei minatori e le condizioni di lavoro nella sua novella “Ciaula scopre la luna“, storia di un “caruso”, bambino lavoratore, che faticava l’intera giornata risalendo carichi di zolfo che gli storpiavano il fisico. E un giorno, costretto a lavorare sino a tardi, nel buio scorse la Luna che non aveva mai visto, rimanendone incantato. “ … eccola là, la Luna … C’era la Luna! La Luna!
E Ciàula si mise a piangere, senza saperlo, senza volerlo, dal gran conforto, dalla grande dolcezza che sentiva, nell’averla scoperta, là, mentr’ella saliva per cielo, la Luna …”

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