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Italiani a Londra, “Polmonite e febbre a 39,5 ma per lui niente tampone”

Matteo, ha 22 anni e da cinque giorni si trova a casa con febbre che sfiora i 40gradi e tosse: un medico italiano, al telefono, gli ha diagnosticato la polmonite, e la mamma, Luciana, 51 anni, anche lei da giorni con la tosse, prosegue invece il suo lavoro di assistenza sociale agli anziani. E poi c’è Clara, 27 anni, sociologa, che prosegue il suo lavoro di libera professionista, fra appuntamenti, convegni e riunioni di lavoro.

Una scena impossibile in questo momento in Italia, perché al giovane avrebbero fatto come minimo il test per il Covid-19 e tutta la famiglia sarebbe costretta alla quarantena o rischierebbe l’arresto. Matteo, Luciana e Clara – i nomi sono di fantasia – invece, si trovano a Londra, dove la vita continua normalmente, in nome della “immunità di gregge” teorizzata dal primo ministro Boris Johnson. “Hanno paura, vorrei portarli in Italia perché qui starebbero al sicuro, ma non so come”, dice Massimiliano, il papà, che vive a Roma, e che ha contattato ilfattoquotidiano.it per raccontare la storia di un pezzo di Italia che lontano dalla quarantena e dal “lockdown” ora teme il peggio.

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