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La chiesa di S. Ippolito a Erice: un luogo straordinario e unico, testimone di secoli di storia

di Sergio Pace

Di chiese, si sa, Erice ne è piena. Ma, camminando e proseguendo lungo determinati percorsi e sentieri, possiamo imbatterci in resti e ruderi di varie chiese rupestri. Una di queste è la chiesetta medievale di S.Ippolito di Erice. Si trova sul fianco orientale del monte Erice a circa 400 metri s.l.m. lungo la strada provinciale che da Valderice porta ad Erice. Da qui la vista sull’agro ericino, da Bonagia fino al Monte Inici, è di una bellezza senza eguali.

La chiesetta si trova nell’area dei Runzi, dalla quale si può ammirare il versante orientale di Erice con il Castello, le Torri del Balio, S.Giovanni e il Quartiere Spagnolo. La struttura, oggi appartenente al Comune di Erice, è oggi tutelata da vincoli monumentale, boschivo, paesaggistico ed idrogeologico. Le attività di ricerca territoriale del Progetto KALAT hanno permesso in questi anni un recupero storico e strutturale del complesso, anche se dal 2018 è scattato l’allarme rosso per il rischio sopraggiunto di crollo. Secondo il prof. Scuderi si tratta di una delle chiese altomedievali meglio conservate e preziose, legata a culti basiliani o benedettini, che si è andata via via sviluppandosi dopo il periodo arabo, con la ripresa del culto cristiano in epoca normanna.

La chiesa presenta un mix di elementi stilistici di vari periodi storici, a partire dalla sottostante grotta eremitica, probabilmente già paleocristiana o bizantina, una struttura perimetrale forse normanna o trecentesca e diversi cicli di affreschi sulle pareti.

Ingresso della grotta eremitica.

Vari elementi presenti nella struttura e notizie derivate dagli storici ericini certificano l’identificazione della chiesa con S.Ippolito. Come l’iscrizione, oggi mancante, presente nel blocco dell’architrave d’ingresso e come le precise indicazioni toponomastiche che citano i passi “Superiore” e “Inferiore” di S.Ippolito lungo l’antica strada di San Marco, la principale via d’accesso a Erice sul versante orientale.

Il Carvini riferisce che i Normanni, nel territorio di Erice, avrebbero fondato tre chiese: S.Giuliano sulla vetta; S. Ippolito sulle pendici del monte e S. Michele a Bonagia.

La chiesetta può essere accomunata per analogie con altre chiese disseminate nella provincia di Trapani, come S.Maria Maddalena, S.Matteo, S. Antonio a Erice, S.Barnaba a Valderice. Per comprendere le varie fasi evolutive del complesso possiamo avvalerci sostanzialmente solo dell’analisi stratigrafica, dal momento che le fonti storiche risultano carenti. Si possono distinguere quattro principali corpi di fabbrica: la grotta; la chiesa; i locali di sud ed est. La grotta dovrebbe essere molto probabilmente preesistente al complesso e l’ingresso è evidenziato da un arco in conci di tufo stuccati, con una nicchia votiva nella lunetta. Sembrerebbe una grotta eremitica presso cui si praticava la venerazione e che il Carvini identifica con l’Oratorio di S.Gregorio. All’interno, in una nicchia direzionata a sud est, vi sono state rinvenute tracce di due strati di affreschi. La chiesa, come la vediamo oggi, è il risultato di rifacimenti e modifiche che si sono succedute nel tempo. Infatti notiamo come il perimetro murario esterno comprensivo dell’abside sia l’unico elemento originario esistente.

Il complesso di S.Ippolito risulta importante e prezioso per l’estesa superficie affrescata all’interno della chiesa. Nelle nicchie laterali dell’altare sono presenti due figure di santi cavalieri (forse un S.Giorgio e un S.Martino). I fianchi dell’abside sono caratterizzati dalla processione dei santi: a destra le figure maschili e a sinistra quelle femminili. E ancora sono state identificate altre figure, come una S.Lucia con gli occhi in una ciotola, due figure di santi che indossano una tunica con ai piedi la facciata di un edificio a due ordini, una figura di una santa o una Madonna. La chiesa, nei secoli, ha rappresentato un centro di culto e devozione particolarmente conosciuto e frequentato. Testimonianza di ciò sono i quattro strati di affresco sovrapposti presenti nelle pareti.

Un sito che, a detta di molti, deve essere costantemente monitorato, recuperato e valorizzato per preservarne la struttura e la superficie affrescata. Un luogo straordinario e unico, testimone di secoli di venerazione.

Chiesa di S. Ippolito con veduta panoramica su Monte Cofano – Foto di Rosario Cusenza
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