La farina di Tumminia, macinata a pietra secondo le antiche tradizioni.

Il grano Tumminia o Timilia è un varietà molto antica di grano duro, molto semplice da seminare, diventato sempre più raro a causa delle colture di massa. Questa varietà era molto diffusa in alcuni areali del mediterraneo, oltre che in Sicilia anche in  Portogallo, Nord Africa, Francia e Spagna, nella zona di Siviglia. Nelle colonie della Magna Grecia era già coltivato e veniva chiamato trimeniaios. Veniva seminato a marzo sulle colline e a gennaio vicino al mare, riusciva ad attecchire anche sui terreni aridi e durante gli autunni piovosi che non consentono la crescita di altri tipi di grano.

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Recentemente molti agricoltori siciliani hanno deciso di riprendere a coltivarlo, ricavando attraverso la macinatura a pietra una farina naturale che ne fa un prodotto raro e pregiato.
Essendo un grano molto resistente anche alla siccità, non richiede grandi tecniche di coltivazione e cure particolari, per questo è adatto anche alle coltivazioni biologiche. La particolarità più interessante del Timilia è proprio il fatto che è naturalmente resistente ai parassiti e questo fa sì che non sia necessario utilizzare prodotti chimici nella coltivazione. Pertanto il grano  e la farina che ne deriva sono biologici al 100%.
La Farina di Timilia è macinata a pietra seguendo le antiche tradizioni; è una farina integrale e sana, essa contiene molti oligoelementi del germe di grano e della crusca; presenta un alto valore proteico e un basso indice di glutine. Questa farina è molto indicata per la panificazione, in aggiunta con altre semole siciliane, essa deve essere consumata in tempi relativamente brevi (circa 4 mesi) per non perdere le sue qualità organolettiche.
Il pane tipico prodotto con questa particolare farina è chiamato “Pane nero di Castelvetrano”, paesino omonimo della provincia trapanese. Il pane di farina Timilia è molto profumato, con un buon apporto nutrizionale e si conserva per alcuni giorni morbido . Con questa farina si produce anche dell’ottima pasta artigianale sia fresca che secca. La pasta risulta essere un prodotto dal sapore intenso e deciso che si sposa bene con i sughi ricchi di storia e di cultura della cucina siciliana.

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La Timilia era ancora diffusa in tutta la Sicilia nei primi decenni del secolo scorso. Nel 1914, il Ministero di Agricoltura Industria e Commercio in una pubblicazione dal titolo “Il frumento in Italia” riporta il prezzo medio mensile di ciascun mercato italiano e indica per il mercato di Palermo tre tipi di grano: Realforte, Sammartinara e Timilia. Da un’analisi dei prezzi, si evince che la Timilia di Catania e di Palermo era venduta a prezzi maggiori rispetto alle varietà di frumento duro più rinomate.
Nella prima metà del secolo, dunque, la coltivazione di questo biotipo raggiunse in Sicilia, una notevole diffusione grazie all’adattamento alle più disparate condizioni ambientali. Tuttavia, nella seconda metà del secolo scorso si è assistito all’abbandono quasi totale di questa coltivazione che ha portato la varietà alla quasi totale estinzione. Oggi, grazie alla maggiore sensibilità verso la coltivazioni più naturali ed i prodotti biologici.molti agricoltori hanno ripreso a coltivare questo grano antico.  Diverse sono le cooperative sorte per coltivare il grano timilia. Una di queste è la cooperativa agricola “Valdibella” a Camporeale (PA), nata nel 1981. La cooperativa si dedica alla coltivazione di questo grano antico e il presidente Massimiliano Solano, ce ne spiega il motivo: “La Timilia è un grano libero. Ci garantisce una cosa importantissima che è la libertà. Per questi semi non bisogna pagare nessuna royalties a nessun costitutore X che spesso l’agricoltore non conosce” e, come tutti sanno, per i siciliani, la libertà è tutto.

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