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La Pesca Tabacchiera dell’Etna, presidio slow food: profumata, dolce e dalla polpa morbidissima

La pesca tabacchiera, dalla particolare forma schiacciata che richiama la scatoletta per conservare il tabacco, originaria della Cina, si diffuse già nell’800 negli Stati Uniti prima di approdare in Europa. Oggi è coltivata in Sicilia e nelle Marche dove è chiamata anche pesca saturnina per la sua forma che richiama, con un po’ di fantasia, il pianeta Saturno.

In Sicilia si diffonde dopo che, con la riforma agraria del 1950, le colture annuali sono state sostituite con quelle perenni. Le troviamo nelle stesse zone dei pistacchi di Bronte, ai piedi dell’Enna, nei comuni di Adrano, Biancavilla, Bronte, Maniace, Mojo Alcantara e Roccella Valdemone. Ama le posizioni con tanta luce del sole, non è molto sensibile alle temperature e si adatta al clima che in Italia è sempre temperato, sopportando anche qualche gelata invernale. E’ un frutto dalle dimensioni modeste con il nocciolo molto piccolo e dalla buccia molto pelosa. Ha un sapore molto intenso, la polpa bianca e succosa, dolce e profumatissima. Usata per fare gelati e granite o anche sciroppi.

Da diversi anni questa pesca rara è diventata presidio Slow Food; si cerca di promuoverne la commercializzazione, preservandola dalle contaminazioni dell’agricoltura moderna.

Ottime anche le marmellate e i liquori che, a differenza del frutto, possono conservarsi nel tempo.

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