La Shoah dei bambini. Furono un milione e mezzo i bambini uccisi dal nazifascismo.

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Ebrei, zingari, slavi, disabili: i bambini rimasti vittime dei criminali nazisti furono più di un milione e mezzo. Molti morirono nei campi di sterminio, altri nei lager, molti ancora nei ghetti dove la fame e il tifo decimarono migliaia di persone. In Italia furono più di 4.000 i bambini delle elementari allontanati dalle scuole pubbliche del Regno d’Italia perché ebrei.

I primi bambini a pagarne e conseguenze furono i minori disabili eliminati nel programma di eutanasia Aktion T4, costò la vita a quasi 7.000 minori “non perfetti” e in varia misura affetti da malattie genetiche o mentali.

Una volta giunti ai campi di sterminio i bambini sotto i 13 anni che non erano in grado di lavorare, venivano direttamente gassati. E, chi non finiva nelle camere a gas, era usato come cavia per esperimenti pseudo scientifici.

I neonati lanciati in aria per fare il tiro a segno. Alberto Sed, sopravvissuto ad Auschwitz, racconta.

Un giorno io e un altro prigioniero ci trovavamo vicini ai carretti per il trasporto dei bambini. Dovevamo farne salire a bordo alcuni, fino a completare un carico. Una SS si avvicinò, indicò con il dito un bimbo di un paio di mesi e disse al mio compagno di lanciarlo sul carretto. Per rendere l’ordine più chiaro, mimò il gesto con le braccia, disegnando un volo molto ampio.

Lanciarlo? chiese il mio compagno, sbigottito. Il tedesco insisté. Gli puntò contro il fucile, urlò, e a lui non rimase che eseguire. In un istante che durò un’eternità, la SS sollevò la sua arma, prese la mira e sparò al piccolo mentre era in aria, come fosse al poligono di tiro. Lo centrò in pieno. Un suo collega, che osservava la scena da vicino, imprecò. Meno male, pensai, c’è ancora qualcuno che ha nel cuore un po’ di umanità. Ma presto quello che aveva brontolato si calmò, si mise una mano in tasca e prese dei marchi. Accennò a un sorriso sforzato, strinse la mano all’altro e gli consegnò il denaro. Impiegai un po’ per capire. Su quel tiro avevano scommesso, ecco spiegata la delusione del perdente.

«Sono stato un numero», di Roberto Riccardi, uscito il 15 gennaio e pubblicato da Giuntina, Casa editrice fondata da Daniel Vogelmann.

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