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La Sicilia finisce su “National Geographic” come continente che racchiude un mondo di culture

Il “National Geographic” è una rivista mensile pubblicata in moltissimi paesi del mondo e tradotta in 31 lingue diverse. Nel Dicembre del 2020 un articolo definisce “La Sicilia come un continente per la vastità di patrimonio culturale che possiede. Riserve parchi, aree protette, valli e tanto altro fanno parte di questa fantastica terra”.

Un elogio a 360 gradi di questa nostra splendida terra dove la Trinacria, per le tante eccellenze che possiede, in termini di patrimonio artistico e culturale, viene accostata a un Continente più che a un’Isola.

L’accento cade sul clima, sole e aria, calore e cielo azzurro che fanno pensare all’Africa dalle palme rigogliose mentre il nero della lava dell’Etna si confonde con il bianco candido della neve creando paesaggi d’oltre Oceano.

Uno sguardo approfondito viene dedicato alla storia, alle dominazioni, alla presenza degli arabi che hanno dato un tratto orientaleggiante alle nostre città, nelle architetture delle cattedrali. La Sicilia territorio conquistato e dominato da grandi civiltà come quella dei popoli del Nord, i normanni e poi ancora gli spagnoli che hanno intriso di barocco vie, palazzi e chiese.

Senza dimenticare il contributo lasciato sulle nostre tavole dove la ricchezza degli ingredienti, la mescolanza degli stessi, famoso l’agrodolce di chiara provenienza araba, hanno dato ai nostri piatti un sapore e un valore di grande importanza internazionale.

Il patrimonio storico lasciato dai greci, dai fenici; le grandi valli solcate dalle testimonianze di queste civiltà imperiture, accompagnate dalle ricchezze paesaggistiche e naturali sono un’occasione e un contributo per lunghi e appassionanti percorsi nelle riserve naturalistiche protette.

Vorrei arrivare in quest’isola dal mare, come fece J.W. Goethe. E vorrei girare a piedi per sentire addosso tutta la vita che sta dentro le voci nelle strade e nei mercati di Palermo – si legge sull’articolo del National Geographic – per lasciarmi avvolgere dal mantello prezioso del Deus Pantocrator del duomo di Monreale e di Cefalù. A Segesta ascolterei il silenzio nel tempio e tutti i suoni della natura seduta nel teatro, da dove la vista fa venire i brividi”.

E non è da meno la grande attenzione dedicata alla provincia e al territorio di Trapani dove si esaltano l’isola di Mothia e il Museo del  corallo. Una nota è dedicata al pane cunzato. Così si legge:-  “nella sua semplicità racchiude tutta la bontà delle pagnotte di semola di grano duro, dell’olio appena spremuto, dei pomodori maturati al sole e il profumo intenso dell’origano”.

“Attraverso coltivazioni di arance, mandarini e limoni in fiore  conclude la giornalista che ha realizzato l’articolo -, vorrei arrivare alle pendici dell’Etna in tempo per la raccolta dei pistacchi e, salendo in boschi di castagni, affacciarmi sul cratere del vulcano per sentirne la preistorica e indomabile forza”.

Spesso noi Siciliani non sappiamo raccontare la nostra terra con tale chiarezza ed orgoglio, distratti dal quotidiano, assuefatti dalle bellezze, noncuranti di quell’immensa ricchezza e patrimonio che come ben descrive il “National Geographic” fanno della nostra ISOLA un CONTINENTE.

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