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La storia d’amore tra Tisbe e Piramo e la leggenda dell’albero di Gelso dai frutti rossi

Per i Greci il gelso era la pianta consacrata al dio Pan, ricca di simbologia, intelligenza e passione ed è proprio ai suoi piedi che si consumò, come racconta Ovidio nelle sue “Metamorfosi”, il dramma d’amore di Tisbe e Piramo.

Piramo e Tisbe erano due bellissimi ragazzi che vivevano in case vicine. Figli di famiglie antagoniste, i genitori, contrari alla loro unione, li fecero rinchiudere, ciascuno nello sgabuzzino del proprio palazzo.
Nessuno però si era mai accorto che i due sgabuzzini erano divisi solamente da un muro e che attraverso una piccola fessura sul muro i due innamorati, Piramo e Tisbe, riuscivano a scambiarsi baci e sussurrarsi frasi d’amore.

Tisbe parla con Piramo attraverso la crepa sul muro

Feriti dalla loro separazione, un giorno decisero di escogitare un piano per fuggire: Tisbe avrebbe raggirato la sua ingenua nutrice, mentre Piramo si sarebbe accordato con il suo guardiano che avrebbe finto di essere stato aggredito e gli avrebbe consegnato le chiavi.
Così riuscirono a scappare e girovagarono a lungo per le campagne, secondo alcuni nell’agrigentino, fino a quando decisero di mettersi al riparo di un antico albero di gelso bianco, dove trascorsero un’appassionata notte d’amore. Secondo la leggenda, alle prime luci del giorno Tisbe si avvicinò ad una fonte d’acqua ma, alla vista di una leonessa che stava bevendo alla stessa fontana, presa dalla paura fuggì e nella corsa le cadde il velo che le era servito a nascondere il viso durante la fuga dal palazzo.
La leonessa, indispettita dalla presenza estranea, prese il velo e lo lacerò sporcandolo con il sangue dell’ultima sua vittima. Giunto poco dopo, Piramo, vedendo il velo della sua amata Tisbe lacero e sporco di sangue, e non trovandola nei paraggi, credette che fosse stata divorata dalla leonessa, così, dopo aver baciato il mantello tante volte, preso dalla disperazione, estrasse il pugnale e con quello si uccise.
Superata la paura per la tigre, Tisbe uscì dal suo nascondiglio per raggiungere il suo amato, ma con sua grande disperazione lo trovò senza vita ai piedi del gelso e disperata gridò all’albero: “Per sempre i tuoi frutti si tingeranno di rosso scuro, nel ricordo di noi due, innamorati, che ti bagnammo con il nostro sangue“. E dopo aver pronunciato queste parole, estrasse il pugnale dal corpo dello sfortunato Piramo, lo rivolse verso di lei cadendo morta sul corpo dell’amato.

Piramo e Tisbe di Pierre Gautherot (1769-1825).


Secondo la leggenda, il sangue degli innamorati, che assorbito dalla terra fino a raggiungere le radici, salì attraverso la linfa fino ai frutti, tingendo i gelsi di rosso, trasformandoli nelle dolcissime more che ancora oggi risplendono nelle vallate siciliane e che noi amiamo tanto!

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