La straordinaria e misteriosa scoperta di un pescatore siciliano nelle acque del Mediterraneo.

Mazara del Vallo, una storica e affascinante cittadina di pescatori nell’angolo sud-occidentale della Sicilia, conosciuta in tutta Italia per la prolifica industria della pesca. I suoi pescatori scoprono spesso tesori nelle profonde acque blu intorno alla pittoresca costa dell’isola. Tuttavia, una scoperta affascinante, fatta nel marzo 1998, eleverebbe la città al successo internazionale e la ristabilirebbe saldamente come luogo di interesse culturale.

I Mazaresi sono abituati da tempo a veder tornare i pescatori dal mare stringendo urne gigantesche ricoperte di cirripedi (crostacei ) e armamentari – i resti di secoli di frenetico commercio intercontinentale e naufraghi dimenticati nel Mediterraneo.  Nonostante ciò, nessuno era preparato per la scoperta del “satiro”, un’antica statua di rame con chiuse fluenti e un aspetto elfico, cesellato con intricati dettagli. Prima di rimanere impigliata nella rete di un moderno pescatore, la statua era rimasta in silenzio sul fondo del mare per 2000 anni, indisturbata da battaglie, commercianti e navi da crociera, e da tempo era diventata dimora di pesci e crostacei simili.

Il Satiro Danzante
La storia

La storia del ritrovamento della statua inizia nel luglio 1997, quando il peschereccio “Capitan Ciccio”, appartenente alla flotta marinara di Mazara del Vallo e comandato dal capitano Francesco Adragna, forse casualmente, ripesca dai fondali del Canale di Sicilia una gamba di una scultura bronzea. Nella notte fra il 4 e il 5 marzo 1998 lo stesso peschereccio riporta a galla, da 500 metri sotto il livello del mare in cui era adagiata, gran parte del resto della scultura, perdendo nel recupero un braccio.

Inizialmente si individua la statua bronzea con Eolo. Il reperto viene acquisito dalla Regione Siciliana ed esposto in deposito temporaneo, a cura dell’assessorato regionale ai beni culturali, in una vasca d’acqua dolce deionizzata nell’ex chiesa di San Egidio a Mazara del Vallo. La visita in città dell’allora ministro dei beni culturali Walter Veltroni, a ventiquattr’ore dal recupero, su richiesta del sindaco della città Giovanni D’Alfio, è testimonianza dell’eccezionalità del ritrovamento.

Nel settembre 1998 l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma prende in consegna i due frammenti della statua, per effettuarvi i necessari interventi di restauro.

Secondo Sebastiano Tusa (soprintendente del mare della Regione Siciliana, fino alla sua morte nel marzo 2019) la nave che lo trasportava fece naufragio nell’area di mare tra Pantelleria e Capo Bon in Tunisia tra il III e il II secolo a.C.

Eugenio La Rocca (all’epoca sovraintendente ai beni culturali del comune di Roma), ritiene invece che l’irruenza del movimento della figura del satiro, che spezza l’armonia classica, sia meglio inquadrabile in epoca più avanzata, nel III-II secolo a.C., come sembrano confermare numerosi confronti con le raffigurazioni di satiri presenti in quest’epoca su gemme, rilievi e statuette.

 Indubbiamente il ritrovamento archeologico più famoso nelle acque italiane per decenni, il satiro ha catturato l’immaginazione del mondo, visitando il Giappone e il Louvre a Parigi nel suo tour globale, prima di stabilirsi in un museo appositamente costruito a Mazara.  L’edificio in cui è esposto il satiro ha una storia colorata, essendo stata in precedenza una moschea, poi una chiesa cattolica e un municipio. Molte chiese della Sicilia raccontano una storia simile, essendo state convertite da moschee o sinagoghe in chiese mentre varie potenze straniere attraversavano l’isola, dominando la sua cultura e modellandone i costumi e l’architettura.

Il Satiro

Secondo la mitologia greca, il satiro era una figura maschile che personificava la fertilità e le forze della natura. Erano rappresentati come divinità minori aventi caratteristiche umane unite ad elementi caprini (corna, coda, zampe), dediti al vino, alla musica ed alla danza. Insieme alle Ninfe, i Satiri facevano parte del corteo di Dionisio, dio del vino e dell’estasi.

Il Satiro é una possente statua in bronzo, alta circa 2 metri e pesante 96 kg; é raffigurato in una meravigliosa posizione “danzante” con una gamba all’insù e le braccia distese con le mani che, in origine, dovevano impugnare i due simboli del culto dionisiaco: il tirso, bastone sacro sormontato da una pigna, ed il kantharos, calice per il vino. I riccioli fluttuanti, la bocca socchiusa e l’espressione del viso, data soprattutto dagli occhi in vetro colorato, ancora ben conservati, sono quelle che più affascinano chiunque l’osserva.

Mancano entrambe le braccia, mentre una gamba, piegata all’indietro come se stesse correndo, è stata recuperata separatamente.

 Gli scienziati hanno trascorso più di cinque anni a restaurare la statua presso l’Istituto Centrale per il Restauro di Roma.  Attraverso un accurato processo di pulizia e trattamento chimico, sono riusciti a scoprire gran parte della sua bellezza e del suo carattere originali, e a contenere qualsiasi danno causato dall’esposizione all’aria.  Hanno anche inserito una cornice di metallo all’interno del satiro, in modo che potesse essere visualizzato in posizione verticale.

Ancora oggetto di molti dibattiti storici e popolari, il “Satiro Danzante” ha riportato Mazara del Vallo sulla mappa e ha incoraggiato un numero crescente di turisti a visitare la città.

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