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La “Venditrice di uova”: la statuetta del Matera esposta all’interno del museo Pepoli di Trapani

di Sergio Pace

Il Museo Pepoli di Trapani espone al suo interno una ricca e straordinaria raccolta di “Arti decorative e applicate”, che si apre con le statuine da presepe eseguite con la tecnica polimaterica del “legno, tela e colla”. I maestri trapanesi, in particolare nei secoli XVII e XVIII, produssero singoli pastori o composizioni presepiali di varie dimensioni per le chiese e la ricca borghesia. Un’opera che possiamo annoverare tra le più simboliche e rappresentative della ricca produzione di figurine da presepe è la cosiddetta “Venditrice di uova”.

Facente parte delle collezioni del conte Agostino Pepoli, la figurina da presepe è stata realizzata, come detto prima, con la tecnica polimaterica del legno associato alla tela e alla colla ed è attribuita allo scultore trapanese Giovanni Matera, noto come “Mastru Giovanni Matera lu pasturaru”. Quella che è rappresentata è una popolana, umile nella sua posizione. Sembra immersa nel sonno e nella stanchezza, con il volto disteso, la bocca leggermente aperta e le braccia morbidamente poggiate sul cesto pieno di uova.

Realizzata tra la fine del secolo XVII e gli inizi del XVIII, in quest’opera osserviamo il tratto sacrale e l’attenta e dettagliata osservazione di una scena quotidiana. Si tratta di una delle migliori produzioni del Matera. Peraltro, proprio nella produzione plastica del maestro trapanese è ricorrente il tema della figura umana raffigurata nel torpore del sonno e nella stanchezza di tutti i giorni. A caratterizzare questa tipologia di sculture sono il vigore espressivo, le forti policromie e i contrasti chiaroscurali. 

Altre produzioni simili le ritroviamo nelle diversi versioni del pastore dormiente, nelle figure di donne addolorate per la morte del figlio, come nelle scena della “Strage degli innocenti”. La “Venditrice di uova” presenta una particolare similitudine dal punto di vista compositivo con la celebre “Maddalena penitente”, dipinto eseguito da Caravaggio attorno al 1594-1595 e conservato nella Galleria Doria Pamphilj di Roma. Nell’opera si nota un riferimento al caravaggismo meridionale ed una certa influenza della cultura dei pittori fiamminghi che operavano nell’area della Sicilia occidentale nella prima metà del Seicento.

Il Matera, durante il suo periodo di formazione a Trapani, dovette conoscere molto probabilmente la produzione pittorica di Geronimo Gerardi (nome originale Hyeronimus Gerards, console fiammingo a Trapani dove rimase fino alla morte). Di Geronimo Gerardi è la serie dei dodici apostoli, conservati al Museo Pepoli di Trapani. In quel periodo Gerardi, insieme ad altri fiamminghi, operava a Trapani, realizzando opere su commissione dei nobili e degli Ordini religiosi.

Fonte bibliografica: D. Scandariato, La Venditrice di Uova, in Il Museo Interdisciplinare, Regionale, Agostino Pepoli, Trapani 2013, p 51.

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