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Le gesta del cartaginese Annibale Rodio durante l’assedio di Lilibeo (250 a.C.)

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di Sergio Pace

Fino al XIX secolo via Biscottai a Trapani era conosciuta come via Rodio. Oggi, al nome di Rodio è dedicato un vicolo, Vicolo Rodio, che proprio da Via Biscottai giunge in via Ammiraglio Staiti al porto. Ma chi era Rodio, o meglio, Annibale Rodio? Per avere un quadro più chiaro di questo personaggio, dobbiamo far riferimento agli avvenimenti risalenti alla prima guerra punica, precisamente al 250 a.C. In quell’anno, sotto il consolato di Gaio Attilio Regolo e Lucio Manlio Vulsone Longo, le truppe romane assediavano il porto di Lilibeo. L’obiettivo dei Romani era ben chiaro: privare i nemici Cartaginesi del più importante porto in Sicilia. Iniziò un lungo assedio. La resistenza del porto lilibetano fu affidata al comandante punico Imilcone. I cittadini e i dieci mila mercenari, nonostante i vari tentativi di contrastare l’avanzata nemica, incendiando le macchine d’assedio e irrobustendo le fortificazioni, non erano in grado di arrestare l’azione dei romani che penetravano costantemente nelle difese cartaginesi.

Il comandante Imilcone dovette fare i conti anche con una vacillante fedeltà dei suoi mercenari. I Cartaginesi, dunque, erano in seria difficoltà. L’assedio a terra continuò per diversi anni. I romani avevano predisposto una flottiglia di dieci navi per impedire l’uscita delle navi cartaginesi da Lilibeo. E qui intervenne il cartaginese Annibale Rodio. Con una piccola, leggera e veloce imbarcazione si fece beffe dei Romani, eludendo il blocco navale ed entrando ed uscendo più volte dal porto. Da Trapani, riuscendo a sfruttare venti e correnti favorevoli, giunse a Lilibeo. Sappiamo anche l’ora (l’ora quarta), come ci riferisce Polibio. Rodio riuscì a sfuggire ai Romani e dileggiò i nemici fermandosi addirittura al largo con i remi alzati sfidandoli a inseguirlo. Per diversi giorni il cartaginese riuscì a non farsi scovare, contribuendo, dunque, ad approvvigionare gli abitanti di Lilibeo con beni di prima necessità. Le provocazioni indispettirono non poco i Romani, non abituati com’erano a subire tali affronti. Studiarono allora uno stratagemma per fermare le continue gesta di Rodio e dei suoi compagni. Cercarono di chiudere il porto con un terrapieno. Il lavoro non era dei più semplici e si rivelò anche del tutto inutile a causa delle correnti. Ma non tutto il lavoro compiuto dai Romani risultò inefficiente. Infatti, in un punto venne creato un bassofondo, totalmente ignoto ai conoscitori della costa e nemmeno a Rodio. Con delle reti da pesca crearono una “diga”, sbarrando così l’ingresso del porto. Una notte i Romani, con questo mezzo, insabbiarono e catturarono una quadrireme punica che risultava essere più leggera e veloce di quelle romane. La quadrireme catturata venne così equipaggiata dai Romani per essere utilizzata contro l’imbarcazione di Rodio. La notte successiva il cartaginese entrò nel porto senza alcun problema.

Modello di imbarcazione punica

Ma quando dovette uscirne venne uncinato dalla quadrireme dei Romani e, dopo un combattimento, il comandante cartaginese fu sconfitto e catturato. I Romani, dunque, sfruttarono quelle due quadriremi di ottima fattura ed efficienza con i loro esperti equipaggi per arrestare la navigazione dei Cartaginesi nelle acque antistanti il porto di Lilibeo. Fatto proprio il segreto della costruzione di quelle moderne imbarcazioni, i Romani non aspettarono tempo e, come erano soliti fare, spedirono a Roma le quadriremi catturate per proporla ai cantieri navali. In riferimento alle operazioni navali in Sicilia durante la prima guerra punica, vi proponiamo la descrizione di Polibio (Storie, I, 47, 1-2) della manovra con cui Annibale Rodio riusciva ad eludere il blocco navale adoperato dai Romani e a raggiungere in velocità l’imboccatura del porto di Lilibeo:

“Contribuiva grandemente alla sua audacia il fatto che egli (Annibale Rodio) conosceva alla perfezione, per esperienza, il passaggio attraverso i bassifondi: quando infatti aveva oltrepassato il mare aperto, presentandosi come giungesse dell’Italia, puntava la prua verso la terra prospiciente il mare in modo che essa nascondesse alla vista tutte le torri della città rivolte verso l’Africa; solo in questo modo è possibile, col favore del vento, imboccare l’entrata del porto”. (Traduzione di Carla Schick).

Fonti: La battaglia delle Egadi e la dominazione romana* (Trapani Nostra).

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