Le “Minne di Sant’Agata”, la storia del dolce che da scandalo.

Sono bianche, tonde e dal gusto deciso, gustarle é un’esperienza sensoriale che si sposa con la devozione e la tradizione: parliamo delle “minne di Sant’Agata”, un dolce tipico catanese, particolarmente proposto in occasione della festa dedicata alla patrona della città di Catania, da cui il dolce prende il nome.

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Il richiamo alla vicenda concentrato in un dolce tanto buono quanto impudico viene anche richiamato in un celebre passo del Gattopardo di Tomasi da Lampedusa in cui ci si chiede come sia possibile che un dolce tanto licenzioso non avesse scatenato l’attenzione del Santo Ufficio, severo ministero ecclesiastico che avrebbe potuto imporre il divieto di produzione di un dolce così sfacciato, ma pieno di gusto e di sapore che sottende a un inevitabile perdono.

Nata in una rispettabile famiglia cristiana, la piccola Agata, ad appena 15 anni, decise di dedicare la propria vita a Dio e divenne così una delle vergini consacrate dal vescovo. Respinte le lusinghe del proconsole Quintiliano quest’ultimo per vendicarsi la accusò di vilipendio alla religione. Umiliazioni e torture vennero riservate alla giovane e ferma ragazza che, come ultimo strazio,  fu costretta anche allo strappo dei seni, un’orripilante pratica da cui però guarì miracolosamente a seguito di una visione mistica.

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