“L’elefante e la bambina”: la leggenda dell’esplosione lavica che diede origine all’isola di Pantelleria

Arco dell’Elefante

L’arco dell’elefante è l’attrazione naturalistica che più rappresenta l’isola di Pantelleria, un singolare faraglione situato nei pressi di Cala Levante e Cala Tramontana, la cui forma assomiglia a quella di un elefante, con la proboscide immersa nell’acqua a formare il caratteristico arco, la classica cartolina di saluti da Pantelleria.

Grazie al comodo accesso verso il mare, questo tratto di costa è adatta a famiglie e bambini. Sul luogo, inoltre, sono state realizzate delle comode piattaforme per sopperire alla scomodità della scogliera. Il fondale degrada dolcemente permettendo anche a nuotatori poco esperti di immergersi nelle sue acque cristalline e sempre pulite.

Faraglione di Pantelleria

Una leggenda narra, che tantissimo tempo fa, una bellissima bambina amava trascorrere le sue giornate insieme a un elefante, divertendosi a salire sulla sua testa e a lasciarsi scivolare sulla proboscide come fosse uno scivolo per tuffarsi in mare. I due , spinti dalla voglia di viaggiare e di conoscere altri paesi dove tuffarsi e ridere felici e liberi, decisero di raccogliere dei tronchi e dei ramoscelli abbandonati sulla riva del mare, costruire una grande zattera e mettersi in viaggio.

Dopo giorni di navigazione videro all’orizzonte un’esplosione di fuoco nel mare. Tutto si muoveva intorno e le onde si fecero altissime, spezzando l’esile zattera e scaraventando l’elefante e la bambina in mare. Dalle acque i due videro sorgere un’isola, proprio nel punto dell’esplosione marina; l’elefante fece salire la bambina sulla sua testa e raggiunse a nuoto l’isola appena emersa.

L’animale si chinò e immerse la proboscide nel mare facendo scivolare la bambina nelle acque cristalline attorno all’isola. Una nuova esplosione li colse si sorpresa mentre una colata lavica saliva alta nel cielo per poi ricadere al suolo avvolgendo tutto.

Un grande silenzio avvolse l’isola; l’elefante e la bambina rimasero sommersi e furono pietrificati sotto la pioggia di lava incandescente. L’elefante, con la proboscide immersa nell’acqua, formò un grande arco di pietra mentre la bambina era diventata un faraglione. Ancora oggi, i due, rimasti l’uno accanto altra, sembra vogliano testimoniare la loro immutata amicizia.


Precedente Le meraviglie del parco regionale dei Nebrodi. La magia della natura siciliana tra boschi, laghi e cascate Successivo Oggi, 27 Giugno 2020, sono 40 anni dalla strage di Ustica: ancora tanto silenzio e tante pagine oscure