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Levanzo. Tra spiagge e acque da sogno, un opificio per la lavorazione del pesce, del III secolo a.C.

di Sergio Pace

Fondali mozzafiato e acque limpidissime, spiagge e sentieri da percorrere in un’isola “felice”. Levanzo, l’antica Phorbantia, è questo e molto altro. La più piccola isola delle Egadi, di grande interesse naturalistico e preistorico (da visitare la Grotta del Genovese dove si possono ammirare le incisioni rupestri raffiguranti cervi, bovidi, equidi e figure di idoli, animali, uomini e pesci, periodo tra la fine del Paleolitico superiore, 10.000 anni a.C. e il Neolitico 6.000 anni a.C.), è un contesto particolare ed interessante dal punto di vista archeologico. Nelle acque di Cala Minnola (raggiungibile facilmente percorrendo l’unico sentiero a destra dal porticciolo di Levanzo) giace ad una profondità di circa 30 metri un relitto tardo repubblicano. Le ricerche condotte nel 2005 hanno permesso di avere un quadro completo dei resti del carico del relitto: frammenti di vasellame (ceramica d’uso di bordo) a vernice nera e anfore vinarie del tipo DRESSEL 1B databili al I secolo a.C.

Levanzo – Foto beborghi.co

La zona del relitto di Cala Minnola si trova a poche decine di metri da Punta Altarella. In questa spianata è stato individuato uno stabilimento per la lavorazione del pescato, di epoca ellenistico-romana, con diverse vasche quadrangolari, segnalate alla fine degli anni ’70. Qui si produceva il garum, una salsa liquida di interiora di pesce e pesce salato, condimento prelibato e apprezzato dagli antichi Romani e usato per esaltare diversi tipi di piatti. Le vasche dello stabilimento di Punta Altarella in origine erano profonde circa 80-90 centimetri ed erano utilizzate per macerare il pesce insieme a sale per poi ottenere il già citato “garum”. In superficie possono essere individuate facilmente otto vasche allineate rivestite da malta in cocciopesto. In situ è stato raccolto materiale ceramico, in particolare anfore vinarie italiche (del tipo Dressel 7-9 e tripolitanie I).

Lo stabilimento di Punta Altarella a Levanzo – Foto favignana.biz

Proprio dall’analisi delle anfore è possibile risalire al periodo di utilizzo dello stabilimento, dal III secolo a.C. al II d.C. Quello di Punta Altarella è un sito di grande interesse, specie se messo in correlazione con la zona del relitto di Cala Minnola che, come abbiamo detto, dista solo pochi metri. Infatti, le anfore facenti parte del carico della nave erano rivestite internamente di pece per il trasporto del vino. Ciò non toglie il fatto che, una volta giunte sull’isola con il loro carico di vino, potessero essere adibite al trasporto di ciò che veniva prodotto nelle vasche di Punta Altarella, ovvero i prodotti del pescato e il prelibato garum isolano.

Fonti Bibliografiche: Tusa S., Arte e Storia nei Mari di Sicilia, p.251, Magnus Edizioni, Udine 2010.

Purpura G. (1986) Pesca e stabilimenti antichi per la lavorazione del pesce in Sicilia: I – S-Vito (Trapani, Cala Minnola, (Levanzo). Sicilia Archeologica, 48, 45-60.

La Rocca R., Il Relitto di Cala Minnola di Levanzo – Percorsi Naturalistici e Archeologici. Area Marina Protetta Isole Egadi., 2014

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