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Crolla il tetto dell’ex Chiesa di S. Oliva a Erice. Era stata sede dell’UNESCO e di convegni culturali

di Sergio Pace

Proprio di pochi giorni fa è la notizia del crollo di una parte del tetto della ex Chiesa di Santa Oliva ( o di Santa Croce) di Erice. Si tratta di un prezioso scrigno dal valore altamente storico e culturale. Lo stabile, di proprietà del Comune di Erice e adibito ad Archivio dello stesso, dopo l’avvenuto crollo (la parte interessata è quella rivolta verso la carreggiata) è stato sottoposto ad una serie di interventi di messa in sicurezza. La chiesa è facilmente raggiungibile scendendo per il viale delle Pinete, nei pressi dei campetti di tennis e di calcio. Appena fuori dal centro abitato subito dopo Porta Carmine, era una delle tante chiese “extra-moenia”, fuori le mura.

Chiesa di Santa Oliva a Erice – ph di Mario Torrente Telesud Web

Ci troviamo, dunque, poco sotto le mura elimo-puniche, nella parte cosiddetta “medievale” come ci suggeriscono le dimensioni delle pietre, più piccole rispetto ai megalitici blocchi risalenti al VII-VI secolo a.C. Erice, ricordiamo, aveva due cinte murarie. Qui siamo appena fuori la prima linea di difesa della città di un tempo. La seconda, ovvero il contro-muraglione, è da collocare un centinaio di passi sotto. Santa Oliva, dunque, è posizionata nel mezzo delle due linee difensive ericine. La ex chiesa viene fatta risalire a prima del XIV secolo. In origine intitolata a Santa Oliva. Secondo la leggenda agiografica, Oliva nacque a Palermo nel 448 da nobili palermitani. Appena tredicenne venne esiliata a Tunisi per la sua fede cristiana e relegata in luoghi deserti o in dei boschi, secondo alcuni. Qui visse per diverso tempo, pregando continuamente e compiendo molti miracoli.

Un giorno dei cacciatori tunisini, vedendola li, volevano stuprarla ma Oliva riuscì a convertirli. I due penitenti iniziarono a predicare così la religione cristiana. Il bej di Tunisi, essendo venuto a conoscenza dell’accaduto, chiamò Oliva davanti al giudice e venne condannata, non solo per essere cristiana, ma anche per aver convertito molti musulmani. Fu condannata a morte.

Durante il martirio, però, si raccontano molti miracoli. Inizialmente, venne fatta flagellare, scarnificare e messa sull’aculeo, infine messa in una caldaia bollente. La santa per miracolo uscì indenne da tutti quei supplizi. Allora il giudice decretò che venisse decapitata. Aveva appena quindici anni (Tunisi, 10 giugno 463). Il suo cadavere fu rapito da alcuni cristiani che si trovavano a Tunisi e fu portato a Palermo. Lì venne sepolto fuori le mura della città, in quel luogo dove tempo dopo i Frati Minimi edificarono la loro chiesa e il loro monastero. Nel pozzo di questa chiesa vennero cercate le ossa della Santa ma non vennero trovate mai.

Alcune voci del tempo ponevano il dito contro i Padri Gesuiti, giudicati colpevoli di aver rubato le sacre ossa. L’Arcivescovo di Palermo minacciò loro di sospenderli dalla carica se non avessero riportato indietro le ossa della santa. Il culto di Santa Oliva si diffuse largamente in Sicilia, a partire da Palermo fino a Cefalù, Erice, Trabia, Termini e altrove. La chiesa di Santa Oliva a Erice venne menzionata nel 1339 quale beneficiaria di una modesta somma, insieme a molte altre chiese del centro abitato e dell’immediato territorio, nel Registro del notaio ericino Giovanni Maiorana, in cui erano trascritte le minute degli atti stipulati tra il 1297 e il 1300 (quello del Maiorana è ritenuto il più antico registro notarile della Sicilia, tutt’ora conservato presso l’Archivio Storico di Trapani). Nel 1625 qui vennero sepolti dei sacerdoti che morirono dopo essere stati contagiati durante l’epidemia di peste. In quel periodo la chiesa di Santa Oliva divenne la chiesa di Santa Croce, prendendo il nome dalla grande croce di pietra posta sull’altare, collocata in un secondo momento nel muro esterno.

Grande croce di pietra da cui prese il nome la Chiesa – ph di Mario Torrente Telesud Web

Nel corso del tempo interventi e rimaneggiamenti consentirono l’ampliamento della chiesa. L’ultimo risale al 1700. Recentemente lo stabile è stato anche la sede della sezione di Erice dell’Unesco. Qui hanno avuto luogo convegni e diversi eventi di carattere culturale. Non ci giriamo intorno, la chiesa di Santa Croce è un bene prezioso da tutelare, simbolo identitario della storia culturale del nostro territorio. Il crollo di una parte del tetto dei giorni scorsi ha portato alla doverosa e necessaria (poteva essere fatta anche prima?) messa in sicurezza. Sullo stabile poi dovrà essere affrontata la questione sull’uso che se ne dovrà fare. Una destinazione culturale è il punto imprescindibile da cui partire.     

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