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Màkari: il più grande spot pubblicitario mai realizzato su Trapani. Riflessioni e impressioni

di Angela Badalucco

Appassionante ieri sera il secondo appuntamento della miniserie Màkari, più articolato e intrigante del primo episodio, sia per i contenuti che per le ambientazioni. La spiaggia del golfo di Macari con le sue numerose calette ha entusiasmato non solo chi è affettivamente legato a questi luoghi ma ha conquistato tanti ed è diventato uno dei luoghi più visitati nel web.

Già in questo secondo episodio si caratterizzano meglio i personaggi del trio che diventa inseparabile: Saverio Lamanna, il giornalista disoccupato che, rifugiatosi nella vecchia casa delle sue vacanze, scopre e ritrova la sua vera vocazione, quella di scrittore col pallino delle indagini, detective per caso; Suleima, studentessa universitaria che si trova a Macari per un lavoro stagionale di cameriera e Piccioncello, grande amico d’infanzia di Saverio, un personaggio sui generis, eterno mutandoni ed infradito!

La natura, le spiagge e i templi finora visti nei primi due episodi fanno da cornice ed emergono in maniera prepotente e importante. Ieri sera in modo particolare il nostro cuore ha battuto forte; noi siamo di parte, non lo neghiamo e quando hanno detto che in Corso Vittorio Emanuele, TRAPANI, erano a Palermo abbiamo avuto un sussulto, ci siamo ribellati. Ma Trapani ne trarrà, un grande beneficio, speriamo. E tutta la Sicilia!

Ma che dire delle splendide immagini di Segesta? “Le cose belle si guardano, non si discutono” – ha detto Piccioncello nella sua semplicità di fronte a discussioni, pseudo storico/architettoniche, su un tempio meraviglioso. Quanti di noi hanno pensato di tornare a Segesta che magari hanno visto solo alle elementari in gita scolastica? E che dire di Mothia? Quale spot migliore per visitare questo gioiello che è uno scavo archeologico unico, a cielo aperto. Si cammina sulla storia.

E le saline? E i tramonti sullo Stagnone? E le cantine? E la storia dell’inglese e del nostro Marsala? E su tutti lo scenario dei faraglioni di Scopello visti e inquadrati da ogni angolo. Che sogno e quanti ricordi riaffiorano. Oggi ci sarà un traffico da capogiro sul web, almeno speriamo, e propositi di vacanze, di viaggi, di ritorni, pandemia permettendo.

Sono emersi anche episodi di intrallazzi come la casa affittata all’insaputa del proprietario, ( “quando c’erano i pesci pescavamo pesci, adesso ci sono i turisti e peschiamo turisti” – questa la risposta pragmatica di Piccioncello per giustificare gli affitti delle case, in maniera “furbesca” ai turisti), lavori in nero, luoghi comuni, ma non troppo, truffe finalizzate al guadagno e infine l’omicidio e a margine, ma non proprio, la vicenda di una giovane e bella albanese che aveva sposato l’anziano malato. Interessi e malaffari, in una versione alleggerita, non giustificativa, che non assolve. Tra le righe la voglia di riscatto, il bisogno di superare e di affrancarsi da certi comportamenti e mentalità con uno sguardo benevolo e di fiducia nel futuro.

La natura trova spazio in questa fiction in maniera dirompente, rappresentando la quasi totalità della scenografia. Da sogno le inquadrature di monte Cofano, scorci di una bellezza unica, da trattenere il fiato e infine quell’inquadratura oggettiva della villa che si allontana, che riconosciamo, in uno scenario che amiamo e che dobbiamo difendere. Un sospiro e un desiderio di ritrovarla ci pervade e ci accompagna.

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