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Monte Cofano, una tragedia annunciata: non serve indignarsi, le istituzioni prendano provvedimenti

di Giuseppre Lombardo

L’incendio devastante che ieri sera ha distrutto la riserva di Monte Cofano ha messo a nudo la nostra incapacità di preservare e tutelare le risorse naturali che ci circondano. Da anni ormai abbiamo abbandonato all’incuria e alla burocrazia l’attrazione naturalistica più importante e rappresentativa del nostro territorio. Un luogo dalla bellezza disarmante, che conquista lo sguardo e il cuore di tutti coloro che hanno la fortuna di poterlo ammirare. La riserva, chiusa da più di due anni e interdetta, per una frana, ai visitatori, non lo è a coloro che armati da mano criminale riescono ad addentrarsi all’interno indisturbati per appiccare il fuoco. Ovviamente nessuno ha visto e sentito nulla!

In questi casi l’indignazione è buona cosa, ma da sola purtroppo serve a poco, servirebbe piuttosto un impegno concreto delle istituzioni a tutti i livelli affinché vengano prese finalmente giuste, concrete e severe misure di prevenzione per scongiurare questa piaga che ciclicamente si ripresenta.

Siamo la regione italiana con il più alto numero di forestali, 20.000 unità a fronte delle 416 della regione Lombardia che tuttavia ha il doppio della superficie forestale siciliana. Nonostante ciò, quella che dovrebbe essere la regione più controllata del “belpaese” è invece quella con il maggior numero di incendi.

Secondo quanto denunciato pochi giorni fa da Carmelo Barbagallo, segretario generale regionale USB -VVF, le casse regionali per la prevenzione degli incendi in Sicilia, restano vuote. “Le squadre boschive che ogni anno danno manforte al territorio siciliano (14 in tutta la regione, più quelle provinciali con le ex Province) – dichiara Barbagallo – quest’anno, oltre a tardare l’inizio, cosa che già accaduta negli anni passati per le scarse economie e la scarsa valutazione del rischio incendi in Sicilia, mette a repentaglio popolazione e soccorritori già in sofferenza per il sottodimensionamento degli organici e mezzi”.

Una tragedia annunciata quella di Monte Cofano, messa in atto da piromani senza scrupoli, ma resa possibile dalla scarsa attenzione e prevenzione da parte di chi è preposto a vigilare sul territorio.

La natura più forte della mano criminale dell’uomo si riprenderà i suoi spazi e saprà rimarginare ogni ferita. Quelli a non guarire saremo noi, passato questo momento ritorneremo alle nostre piccole grandi cattive abitudini. Ritorneremo a fregarcene e a non averne cura, fino a quando non si ripresenterà l’ennesimo scempio e verrà il momento di indignarsi nuovamente.

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