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Nascosta tra le falesie di Macari “La grotta del Racchio”. All’interno incisioni riconducibili a 12.000 anni fa

di Sergio Pace

Non lontano da San Vito lo Capo, presso la cala dell’Isulidda e poco oltre il paese di Macari, si trova la grotta del Racchio, facente parte del cosiddetto “gruppo dell’Isulidda”. La grotta del Racchio è una delle cinque cavità che si aprono lungo la falesia del promontorio di San Vito lo Capo. Un sentiero poco curato e non segnalato a dovere conduce alla grotta del Racchio. L’ingresso non è molto ampio e si divide in due parti. L’antegrotta illuminata è larga una decina di metri e lunga fino a 5 metri. Proseguendo si entra in una camera interna con diramazioni (profonda circa 25 metri e completamente al buio).

Dall’apertura della grotta del Racchio è possibile ammirare la vista sul golfo di Cofano nella zona antistante l’abitato di Macari. (Foto da mykotrapani.it)

Il paleontologo francese Raymond Vaufrey esplorò la grotta nel 1925 e condusse varie ricerche che lo portarono a segnalare industrie epigravettiane (20.000-10.000 anni fa). All’ingresso della grotta vi sono varie figure lineari che, molto probabilmente, furono realizzate per limare le selci e le armi. Sulla parete sinistra dell’antegrotta si trovano varie incisioni, la maggior parte delle quali scoperte da Giovanni Mannino, durante l’incessante opera di ricerca condotta fra gli anni ’60 e ’80 del Novecento.

Grotta del Racchio, presso la cala dell’Isulidda, non lontana da San Vito Lo Capo.(Foto da mykotrapani.it)

Queste incisioni sulle pareti rocciose, analoghe a quelle scoperte nella grotta di Cala del Genovese nell’isola di Levanzo, mostrano due figure di cervi. L’incisione del primo cervo, lungo circa 20 cm, è stato prodotto di profilo, con la testa volta verso l’alto. L’incisione è uniforme ma non marcata. La riproduzione di questo cervo denota una certa conoscenza dell’artista per quanto concerne la struttura anatomica dell’animale. Più piccolo è il disegno del secondo cervo che misura 12 cm. Mentre nella prima incisione possiamo notare un accenno di movimento, in particolare negli arti e nella testa all’insù, qui l’animale si presenta rigido. Come detto precedentemente, notiamo una certa somiglianza, dal punto di vista stilistico, con le figurazioni naturalistiche più dinamiche che ritroviamo nella Grotta del Genovese ed attribuite all’Epigravettiano finale (in particolare il disegno del primo cervo).

Incisione nella roccia (il secondo cervo, più piccolo). Grotta del Racchio, cala dell’Isulidda – Foto da mykotrapani.it

Considerando l’omogeneità d’insieme delle raffigurazioni e la cronologia di altri casi di figurazioni simili, non va escluso che le incisioni della grotta del Racchio siano attribuibili alla fine del Paleolitico superiore. Nel 2004, con il progetto POR Sicilia 2000-2006, è stato possibile effettuare un’indagine archeologica pluridisciplinare (scavi stratigrafici, campagna di ricognizione e di verifica delle incisioni della grotta).

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