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Nel fondale antistante il porto di San Vito Lo Capo i resti di una nave romana carica di macine in pietra

di Sergio Pace

Nella celebre località balneare di San Vito Lo Capo si è ormai affermato e consolidato quello che gli addetti al lavoro definiscono “turismo di massa”. Ogni anno San Vito rimane una delle mete più ambite dei turisti, locali e non. Ma, se avessimo altre inclinazioni e volessimo godere di un altro tipo di turismo, ecco che San Vito Lo Capo ci presenta l’altra faccia della medaglia (del turismo): ovvero il “turismo culturale”. A San Vito, infatti, (forse non tutti ne sono a conoscenza), si trova un’area particolarmente interessante dal punto di vista archeologico-naturalistico.

Relitto delle macine di San Vito Lo Capo (foto Bikendive.com)

A circa 500 metri a nord della diga del porto di San Vito Lo Capo, a una profondità tra 15 e 18 metri, si trovano resti di un relitto, il “relitto romano delle macine”, con parti lignee dell’imbarcazione e del carico. Il fondale qui si presenta sabbioso con rade macchie di posidonia. Una concentrazione di macine è situata nell’area nord del sito; risultano particolari le forme di queste macine, di forma allungata a sezione piano-convessa, risalenti probabilmente ad un’epoca molto antica. Nel versante sud dell’area interessata, invece, sono state scoperte alcune parti lignee dello scafo (un torello e un madiere). I frammenti ceramici sono presenti in un’area molto vasta (circa mille metri quadrati) e possiamo far risalire la loro datazione tra il IV secolo a.C. e il VII d.C. 

Macina completa VII – IV sec. d.C.
“Relitto delle macine” San Vito Lo Capo
(foto Bikendive.com).

Le macine sono circa una sessantina, in un’area di circa 50 metri quadrati. Un’ancora litica a croce, formata da due elementi litici levigati e assemblati insieme,  si trova al centro del cumulo. Dall’analisi effettuata sull’ancora litica è stato possibile rivelare che si tratta di roccia vulcanica di natura alpina (Alpi occidentali).

Le macine, invece, erano di lava etnea. Il relitto romano “delle macine” di San Vito Lo Capo ci porta alla mente quello di El Sec (Baleari) con macine di pietra lavica provenienti da Pantelleria e 150 anfore samie. Partita da Samo, la nave delle Baleari avrebbe fatto scalo a Siracusa. Qui avrebbe caricato le macine di Pantelleria per poi proseguire verso l’Iberia. Risulta più difficile identificare la rotta della nostra nave, anche se una possibile rotta proprio verso l’Iberia non sarebbe affatto da escludere. E la natura della pietra dell’ancora ci porterebbe a pensare ad un’origine catalano-provenzale della nave. Il sito del “relitto delle macine” di San Vito Lo Capo rappresenta l’ennesimo tesoro archeologico-naturalistico e un ulteriore tassello nel grande puzzle del patrimonio culturale del nostro territorio.    

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